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L’Ocse insiste: in Italia spesa alta e risultati scarsi, si punti sulla valutazione

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Ancora un monito dell’Ocse nei confronti di chi governa il sistema scolastico e l’istruzione in Italia: secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la nostra Scuola richiede diversi interventi, perché produce "scarsi risultati nonostante l`elevato livello di spesa e dovrebbe fare di più per offrire migliori opportunità di formazione alle persone scarsamente qualificate".
L’indicazione, riportata nella scheda sull’Italia, contenuta nel rapporto "Going for Growth", pubblicato il 15 febbraio, è quella di "continuare a migliorare la valutazione nella scuola secondaria cercando di convincere gli insegnanti dei suoi benefici".
Per l’ente parigino, inoltre, l’Italia è carente anche sulla formazione successiva al conseguimento della scuola secondaria superiore: per l’Ocse occorre quindi, in particolare, "ampliare l’offerta di formazione professionale post-secondaria".
Sina a qui, le indicazioni dovrebbero trovare tutti d’accordo. Tranne chi gestisce la finanza pubblica, purtroppo, che da troppi anni considera l’istruzione un “lusso” che non possiamo permetterci. Almeno ai livelli indicati dall’organizzazione sovranazionale.
L’ultima indicazione dell’Ocse, invece, non troverà d’accordo tanti cittadini. Ad iniziare dagli studenti e dalle loro famiglie. Riguarda l’auspicio di "aumentare le tasse universitarie e introdurre un sistema di prestiti per studenti con rimborso condizionato al reddito". Per l’Ocse, insomma, sarebbe il caso di introdurre un modello similare a quello misto pubblico-privato adottato negli Stati Uniti. Dove, è però bene ricordarlo, negli ultimi tempi sono sempre di più gli studenti che non riescono a reggere il peso delle rette, anche ventennali, che debbono restituire ad uno Stato sempre più calcolatore e meno protettore.