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La città ideale oltre la scuola? In Italia sembra un sogno

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L’offerta formativa rivolta ai ragazzi non è rappresentata solo dalla scuola, ma anche da una serie di attività altrettanto importanti e centrali per la loro completa maturazione.
Legambiente ha provato a sondare questa tipo di offerta formativa realizzando una vera e propria classifica delle città italiane: attraverso l’indagine “Ecosistema Bambino”, un vero e proprio rapporto analitico sulle politiche a favore della partecipazione degli under 14 nei comuni capoluogo di provincia.
Lo studio è servito a capire che oggi in Italia non esiste ancora una città o un luogo ideale per i più piccoli. Se ci fosse, comunque, la regione che più riavvicina a questa sorta di utopia è l’Emilia Romagna (ha saputo più di tutte coordinare i servizi con gli strumenti di partecipazione), avrebbe però gli uffici a Torino, le attività si svolgerebbero a Roma e, infine, le energie per affrontare il lavoro con il contributo dei più piccoli sarebbero in Sicilia, per la precisione a Caltanissetta, dove il comune ha deciso di avviare un interessante percorso partecipato di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva.
Più analiticamente, dallo studio è emerso che la città del 2007 più attenta alle esigenze dell’infanzia è stata Torino, seguita a breve distanza da Ravenna, Roma e Modena. Tra i 61 capoluoghi presi in considerazione vince dunque quello piemontese, per aver dimostrato di essere dotata di uffici comunali competenti, capaci di dare continuità ai progetti rivolti ai ragazzi nel corso del tempo nonostante i cambi di giunta. Seconda Ravenna, la migliore tra le città di una regione tradizionalmente attenta alle politiche sociali e quindi anche a quelle dedicate ai più giovani, ma anche per aver saputo integrare 21 piani d’azione junior e adulti sul tema della sostenibilità. Roma, terza, primeggia per la ricca offerta di stimoli e iniziative culturali, per i tanti progetti, in periferia e in centro città, dentro e fuori dalla scuola. Modena si piazza quarta per l’ampiezza di iniziative e la continuità dell’impegno a favore dei bambini dimostrata negli ultimi dieci anni.
Nella classifica, scorrendo la posizione delle città più grandi, Firenze è sesta, Genova 14ma, Bologna 15ma, Napoli 19ma, Cagliari 25ma, Bari 35ma, Perugia 42ma, Catania 51ma. Ultime Lecco, Enna, Agrigento, Crotone. Non hanno invece voluto partecipare all’inchiesta i restanti 49 capoluoghi d’Italia, tra i quali città importanti come Milano, Venezia, Palermo, Lecce.
Diversi i parametri presi in esame: dagli strumenti di coinvolgimento messi in campo dai Comuni (consulte giovanili, consigli comunali dei ragazzi, incontri e occasioni di confronto con le istituzioni) alle forme di partecipazione (azioni di adozione del territorio, progettazione partecipata), alla presenza e al funzionamento di strutture e uffici dedicati ai giovani, alla quantità e qualità dell’offerta culturale (musei, aree riservate, eventi, teatri, ludoteche, biblioteche), alle iniziative di promozione culturale e sociale ad hoc per i cittadini più piccoli (pubblicazioni e riviste per ragazzi, manuali educativi, feste, rassegne cinematografiche, soggiorni in città e fuori città, corsi, laboratori).
“Oggi tv e giornali parlano di bambini solo quando accadono fatti violenti, a scuola, in famiglia o per la strada. Manca quasi del tutto l’attenzione al ruolo attivo che possono esercitare nella società, alla loro capacità di essere i primi suggeritori nelle scelte a loro destinate”, ha detto Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente presentando l’inchiesta: “Occorre che le città italiane e i loro sindaci siano dunque protagoniste di una riscossa culturale che metta al centro le generazioni più giovani, puntando su loro coinvolgimento e sulla loro partecipazione”.
Insieme all’edizione 2008 dell’indagine, Legambiente ha anche voluto tirare un bilancio di dieci anni di Ecosistema Bambino: ne è emersa una speciale “top ten” che sul decennio vede Modena al primo posto, quindi Pistoia, Torino, Pesaro, Siena, Piacenza, Belluno, Reggio Emilia, La Spezia e Firenze. Il bilancio dell’ultima decade sulle politiche dedicate all’infanzia nelle città appare però magro: i Comuni, dopo un iniziale entusiasmo che in molti posti, per esempio, hanno portato alla nascita dei consigli comunali dei ragazzi, hanno dato più spazio alle parole che hai fatti: per Luciano Ventura, responsabile nazionale del settore Ragazzi di Legambiente “Oggi bisogna ritrovare un progetto comune che torni a puntare su un investimento sociale e culturale della scuola, che non emargini le famiglie, che sfrutti le competenze educative del territorio.
Insomma – ha concluso – le città a misura di bambina e bambino, in attesa di primi cittadini coraggiosi, rimangono un’utopia”.