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La mia buona scuola

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Egr. dottor Chiappetta,

facendo ancora seguito alla mia ultima lettera, del 3/4/2014, con la quale si auspicava che si applicasse il D.M. n.17 del 9 febbraio 2012, come da Lei stesso evidenziato in una nota del 9 marzo, tengo ancora a ringraziarLa per aver perorato la nostra causa e aver invitato ad una corretta interpretazione di quella normativa concorsuale.

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È di pochi giorni la notizia che riporta l’esito positivo del ricorso intentato da alcuni miei colleghi di concorso per la mobilità professionale al fine di ottenere il giusto riconoscimento nel ruolo di idonea appartenenza.

Questo dà la conferma, purtroppo, che ogni altro sollecito al rispetto delle regole è stato completamente disatteso, lasciando che fosse negata, in modo alquanto superficiale e definitivo, quella mobilità professionale, conseguita con il faticoso superamento di un concorso per titoli ed esami, nell’atto di valorizzare la professionalità e ai fini di un miglioramento della propria carriera, contemplata nei diritti di ogni lavoratore.

Ma tengo a ribadire, al tempo stesso, che quella breve esperienza, assimilata durante il corso di formazione, mi ha fatto scegliere di essere coerente con i miei studi, nel momento in cui decisi di presentare la tesi finale sul benessere organizzativo, a dispetto di ogni direttiva che chiedeva prove di capacità professionale, concretizzata in semplici calcoli aritmetici, conti e sottoconti, ore eccedenti e contratti per un comodato d’uso, trascurando la problematica data proprio dalla gestione e organizzazione delle risorse umane, tendente ad un risultato positivo di fattiva collaborazione e di solidarietà.

Il benessere organizzativo, che allora sembrava fosse soltanto una mia stramberia, conseguente ad una mia impostazione culturale, ho poi scoperto, era già contemplato nella direttiva del Ministro della Funzione Pubblica, niente meno, del 24 marzo 2004, prevedendo addirittura delle indagini di clima, appropriate a valutare i differenti aspetti legati alla convivenza sul luogo di lavoro, che va dalla sicurezza ai livelli di comfort, dallo stress alla gestione dei conflitti, allo scopo di individuare i punti di disagio del lavoratore e favorire la motivazione ed il senso di appartenenza.

Propositi assolutamente nobili e certamente degni di lode ma di cui, fino a quella mia esperienza breve, nell’agosto 2010, non avevo mai avuto sentore, né da parte di addetti ai lavori né da parte di organi di controllo.

E a tutt’oggi in molti uffici amministrativi delle scuole, ad eccezione veramente di pochi, si ignora ogni tentativo di applicare, o quanto meno di mettere a conoscenza, la direttiva del Ministro, nel momento in cui vige ancora la competitività , motivo di attriti e conflitti personali , di frustrazione e di ingiustizie, facendo venir meno proprio l’importanza del gruppo, con un’incidenza maggiore di conflitti e litigi tra le persone, che si pongono in una faziosa rivalità, come è tipica nella guerra tra poveri quando si perde di vista il problema vero e proprio, portando a cogliere solo il beneficio personale che sarà sempre a scapito di altri.

Eppure il benessere organizzativo è stato accreditato anche presso le aziende private, che è quanto dire, sempre così attente al profitto.

Evidentemente sono state persuase che una buona capacità organizzativa promuove e mantiene il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori per tutti i livelli e per tutte le mansioni.

La motivazione, la collaborazione, il coinvolgimento, la corretta circolazione delle informazioni, la flessibilità e la fiducia delle persone, infatti, sono tutti elementi che portano a migliorare la salute mentale e fisica dei lavoratori, che si manifesta nella soddisfazione dei clienti e degli utenti e, infine, fa aumentare la produttività.

È pur vero che rompere uno schema secolare dentro il quale è racchiusa una istituzione statale come la scuola, deputata a formare l’elettorato attivo e passivo di un Paese, con l’appannaggio di quello che si deve sapere, è una impresa sempre alquanto audace, con il solenne rischio di essere frainteso, fino a sembrare troppo rivoluzionario, per finire addirittura emarginato.

Ma una volta acquisita una impostazione orientata verso la conoscenza, si fa ancora più fatica a rientrare nelle inadeguatezze date dalle proprie origini, dove si attua la differenza tra operai di mestiere e manovali, con un contratto che ci blocca economicamente e nella carriera esecutiva , in qualità ancora di impiegati d’ordine, nonostante si sia impegnati all’occorrenza a colmare, con proprie iniziative professionali, il vuoto di livello esistente tra un 9° di un Dsga ed un 4° di un assistente amministrativo.

Si può comprendere, perciò, tutto il disagio che patisce chi si trova ad affrontare due metodi diversi di lavoro, che non si risolvono semplicemente in due scuole di pensiero, ma che coinvolgono emotivamente e culturalmente, con risultati che inducono a convinzioni tanto divergenti.

In molte pubbliche amministrazioni, d’altronde erano già state svolte indagini di clima, secondo la suddetta direttiva,per la prevenzione del fenomeno mobbing, riportando risultati deludenti, così come aveva affermato Bruna Pelizzoni al Convegno di Verona, nel lontano 2006.

In un costume tanto consolidato, ad eccezione di pochissimi casi, per quanto riguarda la valorizzazione delle risorse umane, infatti, molte amministrazioni sono state individuate come incapaci di dare il giusto valore alle persone, di utilizzare appieno le competenze già acquisite e di far crescere professionalmente il proprio personale che,intanto, percepisce come non equo il rapporto tra quanto dà e quanto riceve dall’amministrazione, in termini proprio di inadeguatezza dei sistemi di valutazione.

Ma la speranza non ci abbandona, nemmeno ora che la politica del risparmio, ad ogni costo, spinge a lesinare sul pane e a sperperare sulle brioches, in quell’ottica che chi più ha più merita di avere, escludendo dai circuiti economici proprio quelli senza fonti di reddito, da dove si possono derivare altre risorse, che sono erogate sotto forma di straordinario, rispetto all’orario di lavoro che già si ha, e di progettazione, che solo chi è già inserito nel settore riesce a realizzare (i corsi di recupero o i Pon finanziati dalla Comunità Europea, ad esempio).

E la scuola, in questo, riflette in tutta la nitidezza le problematiche sociali e politiche, con tutte le ripercussioni economiche che queste comportano, evidenziando in rosso tutte quelle contraddizioni di cui soffre l’intero sistema.

In un ambiente dove si apprendono i metodi della ricerca e della conoscenza si deve dar prova di condividere i suoi fondamentali insegnamenti, di rispetto reciproco e di uguaglianza, che sono alla base per una pacifica convivenza.

Si deve dimostrare di saper cogliere le differenze come motivo di arricchimento morale e civile, proprio là dove si è chiamati in prima fila a combattere ogni minaccia allo spirito di gruppo, come il bullismo, la dispersione scolastica e qualsiasi forma di maltrattamento e di pregiudizio, che si accaniscono sempre contro le persone socialmente più deboli , come i diversamente abili, etc. etc.

Abbiamo bisogno, per questo, come suggerisce Ivan Illich, di riformulare una scuola conviviale, un laboratorio di critica sociale, che metta in discussione ogni cosa data per scontata, dove considerare le relazioni tra i diversi soggetti davvero come in una comunità, che apprende insieme, aperta a tutti i saperi, anche a quelli esclusi per pregiudizio, in cui si impara a gestire i conflitti.

Il personale, tutto, della scuola potrebbe veramente eleggersi promotore , dal momento che questa istituzione è insignita del ruolo, per eccellenza, di tempio dell’educazione, dove ogni persona che ne faccia parte è chiamata a testimoniare il suo valore che è la democrazia, nella garanzia di una rappresentanza e nella essenza di una contrattazione.

Deve pretendere, perciò,una formazione che risalti suoi doveri come una maggiore tutela dei suoi diritti, tramite una maggiore chiarezza del Ccnl, per un suo massimo rispetto. Non si può trascurare la contrattazione integrativa, l’assemblea del personale,il piano delle attività, metodo di assegnazione del personale a sedi e plessi della scuola, flessibilità dell’orario di lavoro, i modi di accesso al fondo d’Istituto, negoziazione di ogni salario accessorio anche per i fondi europei,intercambiabilità dei compiti e dei turni, massima trasparenza delle somme che vengono incamerate e distribuite, equilibrio tra le diverse componenti, fino alla salvaguardia della dignità del lavoro e della pari opportunità.

Alla luce dei fatti e anche dei propositi di questo Governo che vuole affidare il merito solo alla discrezionalità e all’umore di uomini soli al comando, favorendo il servilismo ed un consenso incondizionato verso l’autorità costituita, si può ben intuire che una gestione con tali presupposti va in senso opposto ad una certa idea di benessere organizzativo , dal momento in cui gli attori di un complesso produttivo sono tesi al successo di un solo individuo, da cui avranno sempre più legami di dipendenza, piuttosto che a perseguire un comune intento, nell’interesse di tutti.

Si è colti, come si può immaginare,da un profondo senso di impotenza, soprattutto quando si è costretti a scontrarsi con un certo immobilismo mentale, che per un momento sembrava anche aver lasciato, tra la diffidenza di molti, tanti, soprattutto della stessa compagine, che rassegnati nel proprio destino, come prigionieri affezionati ai propri carcerieri, si rivoltano proprio contro chi, ingenuo idealista, vorrebbe liberarli.

RingraziandoLa anticipatamente per la sua preziosa attenzione, che avrà voluto accordarmi, i miei più distinti saluti.