Il programma presentato oggi 10 giugno dal Governo in materia di Intelligenza artificiale avrebbe certamente fatto esclamare al Generale De Gaulle “sì, ma mi sembra un po’ troppo vasto”.
Soprattutto se si pensa che ci stiamo ormai avviando verso la chiusura della legislatura.
Il testo presenta giustamente l’IA non come una questione esclusivamente tecnologica, ma come una grande politica pubblica che coinvolge scuola, lavoro, giustizia, sicurezza, sanità e sviluppo industriale.
Insomma, una serie di misure che dovrebbero servire ad accreditare l’idea di un “Governo della trasformazione”.
Il comunicato insiste molto sul fatto che l’Italia sarebbe il primo Paese europeo a dotarsi di un quadro nazionale organico coerente con l’AI Act.
Questo è un messaggio politico importante perché cerca di accreditare il Governo come:
L’idea è quella di mettere al centro del programma l’iniziativa dello Stato.
L’approccio non è quello di lasciare che il mercato adotti spontaneamente l’IA, ma di costruire:
In altre parole, il comunicato esprime una concezione “ordinatrice” dello Stato, che non si limita a correggere gli effetti del mercato ma cerca di orientarne lo sviluppo.
In più punti del documento si sottolinea che l’intera operazione deve ispirarsi ad un principio antropocentrico.
In altre parole, per fare qualche esempio concreto:
Curioso il fatto che il documento faccia riferimento a Papa Leone XIV e alla sua enciclica “Magnifica Humanitas”.
Forse il richiamo serve a ribadire
Programma ambizioso, abbiamo detto, ma si tratta ora di capire se ci sono i tempi per realizzarlo ma anche le risorse. E ovviamente non intendiamo parlare solo di risorse economiche ma anche e soprattutto di quelle umane: dove i tecnici e gli specialisti in grado di occuparsi seriamente di un simile programma?
La questione peraltro si intreccia con quella economica.
Il rischio è il nostro sistema scolastico riesca a formare persone competenti e capaci di operare nel settore, ma se poi le politiche retributive restano quelle di oggi, soprattutto nel settore della Pubblica Amministrazione, è anche possibile che tanti giovani bravi, capaci e formati decidano di trasferirsi in Paesi dove possono “monetizzare” meglio le loro competenze.