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La preside con 10 capi d’imputazione: colpita da esposto anonimo immotivato, ora voglio il processo

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Qualche giorno fa, a seguito d’una missiva giunta in redazione, ci siamo occupati della vicenda giudiziaria d’una dirigente scolastica di Marsala, in provincia di Trapani.

La donna il prossimo mese di aprile dovrà comparire dinanzi al giudice per rispondere su ben dieci capi d’imputazione relativi alla sicurezza dell’istituto da lei diretto.

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Il 27 febbraio, il quotidiano locale on line tp24.it ha pubblicato un’intervista rilasciata dalla dirigente scolastica: ve la proponiamo in versione integrale, per dare voce e visibilità alla posizione dello stesso capo d’istituto siciliano, il quale si sente colpito da accuse infondate e proprio per questo ha deciso di essere processato, al fine di dimostrarlo pubblicamente.

 

Antonella Coppola, dirigente del Liceo Classico Giovanni XXIII di Marsala sarà a fine Aprile a processo per una vicenda singolare sulla sicurezza nel suo istituto. Come si sente? 

Adesso molto meglio; passata la prima preoccupazione mi sento più tranquilla ho capito che si è trattato di un cortocircuito mediatico che mi ha coinvolto. Deriva tutto da un blitz del 2015 scaturito da un esposto anonimo molto dettagliato.

Se non sbagliamo è proprio l’esposto che l’ha ferita, di più dato che lei sostiene che  tutto si poteva risolvere con una segnalazione senza anonimato.

Assolutamente si, perchè questi signori che si sono nascosti dietro l’anonimato, non avevano a cuore la sicurezza degli alunni ma avevano come obiettivo quello di colpirmi alle spalle. Tutti i cittadini hanno il dovere di segnalare le mancanze di una struttura. Quando sono arrivata ho trovato una scuola certificata e che possiede tutta la documentazione per la sicurezza. Voglio precisare un particolare: il liceo è una delle pochissime scuole che possiede il certificato di staticità, di agibilità e quello di prevenzione incendi, ed è quanto dire per un edificio cinquecentesco. 

 

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Vicenda ancora più amara quindi.

Assolutamente si; inoltre, quando sono arrivata, ho trovato verbali di precedenti controlli con regolare autorizzazione, per cui la prima cosa che ho fatto è stata quella di esaminare tutti i documenti e mi sono occupata di tutte le priorità della scuola come chiudere la palestra di Via del Fante in cui l’anno precedente gli alunni  del Professionale svolgevano regolarmente attività motoria, nonostante la sua inagibilità, poi ho chiuso la sede di Via Frisella dopodichè ho dato spazio di tutte quelle che erano le esigenze di ordinaria amministrazione. Noi passiamo più tempo a scuola che a casa e gli edifici devono essere sicuri e gradevoli, per facilitare la funzione di apprendimento.

Per questo motivo ho provveduto a rimuovere le macchie di umidità dell’istituto. Nel dicembre del 2015, arriva quella famosa segnalazione che mi ha lasciata proprio perplessa e piano piano ho cercato di capire come era la situazione. Dopo l’iter lunghissimo che ha visto diversi interrogatori siamo riusciti ad arrivare ad un confronto da me richiesto, e che si farà nel processo…

 

Diciamo che lei poteva pagare una multa di 16 mila euro per estinguere il procedimento e ha preferito il dibattimento.

Se io fossi stata certa delle mie inadempienze avrei pagato e nessuno avrebbe saputo nulla. Scelgo il processo e la ribalta mediatica, con tutto quello che ne comporta, perchè sono sicura delle mie ragioni.  Che dire, speriamo nella giustizia.