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La prof lo boccia. Replica scritta della mamma: “non è degna di mio figlio”. Per la Cassazione è ingiuria

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Nel bocciare mio figlio ha “sapientemente” dimenticato di tenere conto dei “progressi del ragazzo: lei non è degna di avere un alunno come Federico”. Non è andata per il sottile una mamma di Formia, rivolgendosi per iscritto all’insegnante del figlio, dopo aver appreso della bocciatura di quest’ultimo. La docente non l’ha presa bene. E rivolgendosi al Tribunale delle Repubblica, di Latina, ha avuto giustizia poiché quel gesto è stato ritenuto denigratorio. La mamma ha fatto ricorso, sostenendo che nella lettera non erano contenute offese alla persona, ma solo critiche costruttive nei confronti del suo operato. La Cassazione, qualche giorno fa con la sentenza n. 21264, ha ribadito l’orientamento dei giudici di primo grado confermando la condanna per ingiuria: secondo gli ermellini la lettera non si sarebbe infatti limitata ad una libera espressine civile, ma è sconfinata “nell’area della denigrazione e dell’attribuzione alla docente di un comportamento gravemente inosservante dei suoi obblighi”. Per la Cassazione l’uso di quelle parole “esprime dispregio e offesa alla dignità personale e professionale dell’insegnante, trattata come persona di spessore umano e culturale inferiore a quello dell’allievo”. In poche parole si sarebbe superato il lecito “esercizio del diritto di critica”. La sentenza potrebbe ora fare da apripista a tante altre di questo genere: non ci si può in sostanza rivolgersi ad un docente, che nell’esercizio delle sue funzioni, anche di valutazione finale di un alunno, è un pubblico ufficiale, come se si trattasse di conoscente. Rimane però un dubbio: i tanti docenti, sembra che il numero sia in decisa crescita, vittime del dispregio delle famiglie degli studenti avranno la voglia e la forza di sporgere denuncia e difendere i loro diritti sino all’ultimo grado di giudizio? La risposta potrebbe essere sintetizzata da quell’insegnante di educazione artistica di una scuola media di San Giusto, vicino Prato, che a fine maggio è stato preso a pugni, con premeditazione, da un genitore solo perché si era permesso di rimproverare il figlio: il professore, dopo l’arrivo dell’ambulanza e il pronto soccorso, ha raccontato il fatto ai carabinieri, senza però sporgere denuncia. La preside ha riunito in via straordinaria il collegio dei docenti: “Abbiamo parlato per cercare di capire – ha detto la preside – qui abbiamo sempre avuto situazioni di difficoltà ma in questo caso si tratta di un ragazzo semplicemente vivace”.