Una protesta spontanea è scoppiata davanti all’obitorio dell’ospedale di La Spezia dove è morto lo studente Abanoub Youssef, ucciso venerdì scorso da un coetaneo per futili motivi: la pubblicazione di una vecchia foto sui social in compagnia di una ragazzina.
Un centinaio di persone in tutto, fra parenti e amici del giovane deceduto, hanno occupato il marciapiede e parte della sede stradale, chiedendo il massimo della pena nei confronti dell’assassino e l’impegno delle istituzioni nel rendere sicure le scuole.
Nessuna tensione nel corso della improvvisata manifestazione, ma solo commozione.
Alcune delle frase sui cartelli indicavano nella scuola una delle istituzioni responsabili della morte violenta del giovane: “La scuola è complice“, “Giustizia per Abu”, “Vogliamo una giustizia veloce”, “Abbiamo paura a tornare a scuola”.
Per altro versante, il ministro Giuseppe Valditara, sul Giornale ha dichiarato che “nelle scuole in cui vi siano particolari problematicità su richiesta del preside e d’intesa con il prefetto si devono installare metal detector” per prevenire armi nelle scuole, perché “ il problema è l’aumento della violenza tra i giovani. Tutte le indagini sono d’accordo: da alcuni anni si registra un incremento dei fatti di violenza e della aggressività nelle nuove generazioni. Non è un fenomeno prettamente italiano. È chiaro che la scuola è coinvolta”.
In ogni caso, ha ancora dichiarato Valditara: “Tutto questo non basta. Serve una rivoluzione culturale, i giovani hanno perso i punti di riferimento. A partire dalla famiglia. Bisogna ridare autorevolezza ai genitori”.