Gli italiani danno un voto appena sopra il 6 al sistema scolastico, programmi troppo obsoleti, scarsa motivazione dei docenti, dotazione tecnologiche inadeguate e scarsa preparazione dei docenti tra le cause principali del giudizio poco lusinghiero.
Le valutazioni sono emerse dal report Fragiltalia “Il sistema scolastico italiano”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione (800 casi di 18 anni e oltre), per testare le opinioni sul tema.
Secondo i dati rilevati da Legacoop, la valutazione media complessiva del sistema scolastico italiano si attesta ad un valore di poco superiore alla sufficienza con un voto pari a 6,4 su 10, in leggerissimo miglioramento rispetto al 6,3 rilevato lo scorso anno. La valutazione varia a seconda dei diversi livelli di istruzione. Il voto più alto pari a 6,8 va infatti all’Università, seguono la scuola dell’infanzia, asili nido, scuola primaria e scuole superiori. Il voto più basso, un 6 striminzito, va alle scuole medie che sembra, dunque a parere degli intervistati, quella funzionare di meno, con il 47% degli intervistati che, esprime una valutazione di insufficienza.
Uno dei punti deboli evidenziati dalla ricerca è l’incapacità della scuola di fornire competenze adeguate alle esigenze espresse dalle aziende sul mercato del lavoro in continua evoluzione. Un giudizio perlopiù in tendenza negativa rispetto alla precedente rilevazione. Male anche le competenze linguistiche acquisite ritenute adeguate solo dal 45% degli intervistati, cosi come male le competenze digitali (ritenute adeguate dal 40%) ma in crescita di sei punti e quelle green (soddisfatti solo il 26%)
I risultati non devono essere visti come una bocciatura per il sistema scolastico ma sicuramente vanno analizzati e presi come spunto per capire come e dove intervenire.
Un focus particolare va fatto sulle scuole medie
La scuola media inferiore rappresenta il ponte fragile tra infanzia e adolescenza, tra apprendimento di base e scelte per il futuro. Un ponte che rischia ogni giorno di crollare nell’indifferenza generale perché di scuola media in effetti si parla poco. Sono tre anni di vita in cui i bambini che escono dalla quinta elementare diventano adolescenti con tutte le problematiche che si porta dietro questo tipo di brusco cambiamento.
Ed è anche il periodo in cui sono chiamati a fare la loro prima scelta importante, ovvero la scelta del proseguo degli studi dei 5 anni di superiori. Il tema dell’orientamento scolastico è complesso e va trattato a sé però non va dimenticato che un bambino ad oggi deve scegliere a 13 anni come indirizzare la propria professionalità.
Fermo restando i punti deboli della scuola trasversali a tutto il sistema scolastico, sulle medie siamo sicuri che non si possa intervenire?
“Molti insegnanti delle scuole medie sono precari, mal pagati, scarsamente formati per affrontare una fase educativa tanto delicata” (fonte amp.lacnews24 ). Non si tratta solo di trasmettere contenuti: nella scuola media si entra in contatto con un’età critica, età che occorre saper gestire e supportare perché segnata da importanti trasformazioni cognitive, emotive e relazionali. Il bambino che esce dalla scuola elementare diventa adolescente, il corpo cambia sviluppando in fretta. Un periodo fortemente delicato e importante per la crescita dei ragazzi. Anche le strutture non aiutano.
Molte scuole medie italiane sono vecchie, maltenute, non a norma. Spesso mancano laboratori, strumenti digitali, biblioteche aggiornate, palestre idonee per fare sport altro elemento fondamentale nello sviluppo psico-fisico dei ragazzi e troppo spesso dimenticato.
Gli stessi programmi di studio risalgono a decenni fa e non tengono conto delle nuove esigenze cognitive e culturali degli adolescenti. La didattica resta spesso frontale, nozionistica, lontana dalla vita reale dei ragazzi nativi digitali e nonostante la spinta della pandemia la digitalizzazione stenta ad entrare nelle aule.
Secondo i dati Eurostat, l’Italia ha uno dei tassi di dispersione scolastica più alti d’Europa. Una parte significativa degli studenti lascia infatti, la scuola già durante il triennio della media inferiore. Questo è il momento in cui si forma (o si forma male) la motivazione allo studio, la fiducia in sé stessi, la capacità di stare in gruppo e affrontare le sfide. Se su questa fase delicata si è lavorato male le conseguenze si trascinano anche negli anni successivi.
In definitiva occorre lavorare sulla scuola media, intervenendo a 360 gradi su programmi, strutture, docenti e materie. E perché non ripensare ad integrare il biennio delle superiore?