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Aggiornato il 11.11.2025
alle 12:48

L’arte dell’ignoranza: come sembrare preparati a scuola senza esserlo

Pasquale Almirante

Come fare ad affrontare una interrogazione senza avere studiato, ma riportando esiti positivi? Domanda titanica alla quale generazioni di studenti hanno cercato di rispondere ma con alterne fortune e alterna menzogna spaccona, e attorno a cui il dibattito rimane sempre aperto, con raccapriccio dei prof e anche di taluni alunni che si vedono scavalcati dalla neghittosità, azzordosa, di un loro compagno di classe.

Ora a questa domanda cerca di rispondere, col peso di un portale dedicato, Studenti.it il cui primo invito a questa schiera di avventurosi dell’interrogazione positiva, anche senza avere studiato, è quello di “restare lucidi e giocare bene le carte” perché parte del nocciolo della dibattuta questione sta nella “improvvisazione”, simile a quella dell’attore consumato, del teatro dell’arte o del mattatore. 

E se così è, ecco 5 consigli  pratici per affrontare le interrogazioni e, benchè non  si assicurano grandi risultati, si può star certi che si può uscire meno malconci di quanto oggettivamente si meriti.

1.   Respira, rallenta, prendi tempo e soprattutto non farsi prendere dal panico, perché la prima regola è quella di sembrare calmo, presente, concentrato. E poi puntare a guadagnare tempo, ripetendo la domanda a voce alta, chiedendo al prof di poterla riformulare. Ma sopra ogni altra cosa, dimostrare insomma sicurezza 

2.  Parti da ciò che sai (anche se è poco) dal momento che qualcosa da dire ce l’hai quasi sempre, anche un concetto generale, una definizione vaga, un collegamento. Ecco attorno quel poco che sai occorre costruire. Fondamentale è l’astuzia, mentre l’errore più grande è restare zitti. 

3.  Usa la logica (e l’intuito) che è un’altra arma fondamentale, insieme al ragionamento, perché èmeglio dire poco ma centrato che tanto e confuso.

4.  Osservare bene chi interroga (e adattare il tiro), perché ogni docente ha un suo stile e dunque un suo modo di porre le domande. E allora segui il filo da lui teso, ma se  lascia libertà, vai verso i terreni che conosci meglio, anche solo spostando leggermente il focus. Anche usare parole familiari al docente (magari riprese dalle sue lezioni) può aiutare. Ma soprattutto ascolta con attenzione ogni reazione, ogni espressione del viso grazie ala quale capisci se stai andando nella direzione giusta o se è meglio correggere il tiro. E nei momenti critici, può fare la differenza. 

5.  Mostra (anche se mancano i contenuti) serietà, educazione, voglia di provarci fino in fondo che danno una considerazione migliore rispetto a chi si mostra svogliato, arrogante o rassegnato. 

Tuttavia, il consiglio dei consigli sta nel trasmettere rispetto per chi ti interroga e per il tempo che ti sta dedicando. Spesso, raccomanda il sito degli studenti,  un docente valuta anche la capacità di mettersi in gioco, la voglia di non tirarsi indietro. Non si tratta di recitare una parte, ma di mostrare il giusto atteggiamento mentale: curioso, partecipe, pronto a fare la propria parte anche in condizioni non ideali.

E infine ammonisce: ricorda, non stai giocando una partita perfetta, ma stai cercando di restare in campo. E se riesci a farlo con un minimo di dignità scolastica, potresti portare a casa un risultato sorprendente – o almeno limitare i danni con stile. Che ci pare il miglior consiglio dell’intera tassonomia 

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