Home Personale Lavoro straordinario: all’Atac fa scandalo ciò che nella scuola è la regola

Lavoro straordinario: all’Atac fa scandalo ciò che nella scuola è la regola

CONDIVIDI

Fa un po’ sorridere (ma forse anche irritare) la denuncia che il senatore Stefano Esposito ha lanciato pochi minuti fa dalla trasmissione Tagadà a proposito dei compensi accessori per il personale dell’Atac di Roma.
Mostrando la fotografia di un ordine di servizio affisso nelle sedi Atac e firmato dai dirigenti dell’azienda dei trasporti romani Esposito spiega: “Qui c’è scritto che per il personale disponbile a lavorare anche il giorno 8 dicembre si prevede non solo l’indennità per il lavoro festivo ma anche un compenso X per il Giubileo”.
“Ma è mai possibile che i dirigenti Atac parlino di compenso X?” tuona Esposito.
“E’ possibile, è possibile, caro Esposito” rispondiamo noi che ben sappiamo cosa accade in 8mila istituzioni scolastiche di tutta Italia dove a decine di migliaia di operatori (insegnanti e personale Ata) vengono di fatto assegnati incarichi anche importanti per i quali i compensi vengono stabiliti con contrattazioni che si concludono a gennaio (nella migliore delle ipotesi) e alle volte persino a giugno se non a luglio o ad agosto (ma ci sono casi paradossali di contratti siglati anche nell’anno scoastico successivo).
Molto spesso si tratta non di modesti compensi di 50-100 euro ma di somme anche significative che riguardano docenti funzione strumentale o incaricati di sostituire il dirigente scolastico.
Assumere (alle volte obtorto collo) incarichi rilevanti senza neppure conoscere l’entità del compenso è per i dipendenti della scuola assolutamente normale, forse anche perchè questa prassi è ben nota alle stesse organizzazioni sindacali che accettano più o meno di buon grado di firmare i contratti di istituto ad anno scolastico inoltrato (o quasi terminato).
Ovviamente trattandosi di una situazione sulla quale neppure i rappresentanti dei lavoratori hanno di ridire, non c’è nessuno che ne parli né a Tagadà né in altre sedi.
E pensare che il problema non riguarda poche migliaia di lavoratori ma una quota di dipendenti pubblici assai più rilevante.  Ma – si sa – quella del docenti è una missione e non un lavoro vero come quello di chi guida un autobus.