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Le conseguenze di tredici anni di vuoto concorsuale

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La domanda si riferisce in particolar modo al numero di laureati che hanno sfornato le nostre Università in tutte le discipline accademiche, e di conseguenza al potenziale numero di laureati che potrebbero cimentarsi nel prossimo concorso a cattedra per docenti indetto dall’attuale Consiglio dei Ministri. 
Consideriamo per far capire meglio il problema due corsi di laurea fondamentali nell’istruzione scolastica, ovvero lettere e matematica. In Lettere e filosofia, dal 2000 al 2012 si sono laureati 206 mila studenti. Mentre in Matematica, Fisica e Scienze naturali sono 123 mila i giovani usciti con la laurea dagli atenei italiani. Considerando tutti i tipi di corsi di laurea, nei 13 anni di vuoto concorsuale, i laureati del vecchio ordinamento e “quinquennali” ammontano a un milione e 560 mila. 
Tenendo presente questi dati, che dal punto di vista concorsuale farebbero tremare i polsi a qualsiasi struttura organizzativa, il numero degli aspiranti docenti interessati a partecipare al prossimo concorso a cattedra, potrebbe essere notevolmente superiore alle 300 mila unità ipotizzate dal ministero. 
A tal proposito è doveroso prevedere una prova preselettiva adeguata, in altre parole una prova efficiente ed efficace, in modo da garantire nell’ambito della regolarità procedurale, una notevole riduzione, nei numeri, degli aspiranti docenti alle fasi successive del concorso.

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