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04.06.2026

Le riforme della scuola hanno bisogno di risorse finanziarie e umane, ma non solo: ecco come si lavorò negli anni ’60. Perché non prendere qualche esempio?

Sotto l’aspetto scolastico gli anni ’60 furono certamente fra i più vivaci del dei primi decenni della Repubblica.
Nel 1962 veniva approvata la legge sulla media unica, entrata in vigore nel 1963/64, mentre nel 1968, dopo due anni di lavori parlamentari fu adottata la legge sulla materna statale.
Alla fine del decennio tutto era pronto per dare avvio nel 1971 alle prime esperienze di tempo pieno, soprattutto nelle elementari delle città del nord.

A condurre questo grande fervore istituzionale era stato il ministro democristiano Luigi Gui che nel 1964 ebbe l’idea di organizzare il primo Convegno di studi degli ispettori centrali.

All’epoca, nonostante tutto c’era grande attenzione verso un aspetto non secondario: nonostante i modesti strumenti tecnici a disposizione il Ministero tendeva a far circolare la produzione amministrativa e grazie a questo in una scuola della provincia di Torino abbiamo trovato un volume di grande interesse: si tratta degli atti del convegno di cui abbiamo detto che riportano diverse decine di saggi che, nel loro complesso, delineano di fatto le linee guida di una possibile riforma complessiva dell’intero sistema scolastico.

Gli articoli e i saggi spaziano su tutto: dalla “necessità di coordinamento per gli impianti di laboratori e gabinetti scientifici”, fino al tema degli esami di riparazione e alla questione del latino.
Non manca un ampio approfondimento sull’insegnamento in relazione alla struttura e alla finalità della scuola elementare.
Ma sia parla anche di istruzione tecnica e professionale e di insegnamento del greco.

E ci sono saggi che chiariscono come già 60 anni fa ci si ponesse il problema della continuità del sistema formativo: Aspetti unitari della scuola dell’obbligo, I programmi della scuola primaria nella loro validità e nei loro limiti, Educazione civica o principi della Costituzione? A proposito di « nozionismo.
Senza dimenticare uno dei temi centrali e cioè quello della formazione, del reclutamento e dell’aggiornamento degli insegnanti.
L’iniziativa riguardava in particolare la scuola secondaria, ma, come si può intuire dai titoli l’Amministrazione era bene consapevole del fatto che la scuola non può essere riformata “a pezzi”.

Ma l’aspetto più interessante dell’iniziativa è che al documento finale con tutte le relazioni viene allegato un decreto ministeriale volto a disciplinare e modernizzare le funzioni degli ispettori centrali nel settore dell’istruzione pubblica.
Il testo stabilisce l’obbligo di redigere un piano annuale entro il mese di ottobre, al fine di coordinare le attività di vigilanza, consulenza didattica e ricerca.
Di lì in avanti vengono definite tempistiche e modalità di lavoro in modo da garantire la realizzazione di un piano annuale dell’intera attività ispettiva finalizzata a sostenere le riforme già adottate o a prevederne gli sviluppi e le correzioni in itinere.

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