Compirà tra breve ottant’anni uno tra i diritti umani più importanti ma al tempo più negletti in molti Paesi del mondo, il diritto all’istruzione, che a livello internazionale ha trovato un primo riconoscimento esplicito con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata dall’ONU nel 1948 e poi con il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 e con la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia del 1989.
L’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 delibera che “ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e di base. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.”
A sua volta, la nostra Costituzione, all’articolo 34, statuisce che “la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concorso.”
Purtroppo – ce lo ricorda in questi giorni “Le Figaro – non sempre è così. Il quotidiano francese cita il caso dell’Afghanistan, dove, dacché i Talebani sono tornati al potere quattro anni fa, a oltre due milioni di ragazze il diritto all’istruzione è totalmente negato.
Proprio per questo motivo, la settimana scorsa l’Unesco ha lanciato l’allarme, chiamando alla mobilitazione la comunità internazionale affinché in Afghanistan venga ristabilito il diritto all’istruzione per tutte le donne.
Audrey Azoulay, direttrice generale dell’Unesco – continua Le Figaro – lamenta il fatto che, mentre molti Paesi cercano di normalizzare le loro relazioni con i Talebani, questi ultimi calpestano uno dei diritti fondamentali dell’essere umano.
Oggi – sottolinea la direttrice dell’organizzazione delle Nazioni Unite – l’ Afghanistan ha il triste primato di essere il solo Paese al mondo in cui l’insegnamento secondario e superiore è strettamente proibito alle donne. Tutta una generazione di giovani afgane – conclude la dirigente – è così sacrificata, cancellando anche i progressi compiuti tra il 2001 e il 2021, in cui il tasso di scolarizzazione delle bambine alla primaria aveva raggiunto la cifra record dell’80%.