Il nuovo colloquio di Maturità, articolato su quattro discipline individuate dal Ministero, pone un interrogativo molto concreto: fino a che punto un commissario può spingersi nelle domande? In particolare, cosa accade se il docente esterno è abilitato anche su un’altra materia rispetto a quella per cui è stato nominato in commissione?
Il tema è stato affrontato durante una diretta dedicata alla Maturità dalla Tecnica della Scuola. A fare chiarezza è stato Lucio Ficara, docente ed esperto di normativa scolastica, che ha ribadito come la riforma dell’orale non vada letta in modo rigido o punitivo, ma alla luce del suo obiettivo principale: valutare in modo serio e coerente la maturità dello studente. Nel caso del docente con doppia abilitazione, è ovvio che il commissario dovrà dedicarsi solo alla materia affidata dall’USR in sede di assegnazione.
Una delle novità più rilevanti riguarda la scomparsa del documento iniziale – l’immagine, il testo o il problema che in passato avviava i collegamenti interdisciplinari. Secondo il prof Ficara, questo cambiamento non significa affatto che i collegamenti tra le materie siano vietati, ma che devono essere gestiti “con maggiore equilibrio e senso della misura”. È “del tutto ovvio”, spiega l’esperto, che un candidato possa – e in alcuni casi debba – stabilire collegamenti tra le discipline. Il colloquio resta infatti uno spazio in cui lo studente dimostra la capacità di raccordare le conoscenze in modo organico, andando oltre l’apprendimento puramente mnemonico. Quello che viene superato, però, è la pratica dei percorsi interdisciplinari costruiti a tavolino e spesso forzati.
Ed è proprio qui che si inserisce il nodo delle domande dei commissari. Secondo Ficara, il collegamento non deve mai trasformarsi in una vera e propria interrogazione su una materia diversa da quella ufficialmente oggetto d’esame in quel momento. Il rischio, altrimenti, è quello di sconfinare in quella che lo stesso esperto definisce, di fatto, un’“interrogazione selvaggia”.
Il commissario deve rimanere all’interno del programma svolto e indicato nel Documento del 15 maggio, utilizzando eventuali riferimenti ad altre discipline solo per contestualizzare e valorizzare le competenze dello studente, senza uscire dai “confini del lecito”.
A chiarire ulteriormente il concetto, l’esperto porta un esempio concreto: un docente di matematica, durante il colloquio, può legittimamente chiedere le applicazioni fisiche del teorema di Lagrange. In questo caso, però, non si sta interrogando lo studente in fisica, ma si sta approfondendo lo sviluppo interno della matematica stessa. Una distinzione sottile, ma fondamentale.