Di fronte ai crescenti episodi di disagio e conflitto nelle scuole, il dibattito pubblico tende spesso a cercare risposte rapide e visibili. Tra queste, l’ipotesi di installare metal detector agli ingressi degli istituti scolastici viene presentata come una misura di sicurezza. Tuttavia, se si analizzano con attenzione costi, benefici e impatto reale, emerge una considerazione chiara: con la stessa cifra sarebbe molto più utile assumere un pedagogista in ogni scuola.
L’installazione e la gestione di un sistema di metal detector comportano costi significativi. Oltre all’acquisto e all’installazione delle apparecchiature, sono necessari manutenzione continua e, soprattutto, personale dedicato al controllo degli accessi. Il costo complessivo annuo può facilmente raggiungere decine di migliaia di euro per singola scuola, una spesa paragonabile a quella necessaria per finanziare un professionista educativo stabile all’interno dell’istituto.
Ma il punto centrale non è solo economico: è funzionale e culturale. Il metal detector agisce a valle del problema. Intercetta un oggetto, non un disagio. Non previene il conflitto, non intercetta il malessere, non migliora le relazioni. Trasforma la scuola in uno spazio di controllo, introducendo una logica di sospetto che rischia di compromettere il clima educativo e il rapporto di fiducia tra studenti, docenti e istituzione.
Il pedagogista, al contrario, lavora a monte. È una figura formata per leggere i bisogni educativi, emotivi e relazionali degli studenti, per supportare i docenti nella gestione delle classi, per collaborare con le famiglie e prevenire situazioni di escalation. Il suo intervento non è episodico, ma continuo; non è repressivo, ma preventivo; non è emergenziale, ma strutturale.
Nel contesto italiano, questa distinzione è ancora più rilevante. Le scuole non sono ambienti ad alto rischio armato, ma luoghi in cui emergono fragilità psicologiche, difficoltà relazionali, bullismo, isolamento e rabbia non elaborata. Sono questi i fattori che, se ignorati, possono degenerare in episodi di violenza, ed è su questi che un pedagogista può incidere concretamente.
Investire in un pedagogista significa investire nella sicurezza vera, quella che non si limita a impedire un gesto estremo, ma lavora affinché quel gesto non nasca. Significa rafforzare la missione educativa della scuola, riconoscendola non come un luogo da blindare, ma come una comunità da sostenere.
In definitiva, la scelta tra metal detector e pedagogista non è solo una questione di bilancio, ma di visione. Possiamo spendere risorse per controllare gli studenti, oppure per comprenderli e accompagnarli. Se l’obiettivo è una scuola più sicura, più serena e più giusta, la risposta è evidente: meglio un pedagogista che un metal detector.
Samuele Amendola, vicepresidente nazionale APEI