La tecnologia e il mondo delle reti sociali sono in costante evoluzione e rappresentano ormai delle “piazze digitali” dove gli utenti si ritrovano per condividere informazioni, foto, video e pensieri. Sebbene i social offrano vantaggi significativi, come la semplificazione dei contatti e lo scambio di informazioni con molte persone, essi amplificano anche i rischi di un uso improprio dei dati personali, esponendo gli utenti a furti di identità, abusi e danni alla reputazione.
Questi pericoli si amplificano in misura esponenziale quanto più piccoli e tendenzialmente immaturi sono gli utenti delle piattaforme.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente pubblicato la guida aggiornata Social privacy (2025) con alcune indicazioni utili per i minori e i genitori.
A causa della scarsa consapevolezza che i minori hanno delle conseguenze di ogni loro “click” e degli effetti che un uso improprio della loro immagine può avere sulla formazione della personalità, la normativa privacy accorda loro una tutela rafforzata.
Il Regolamento europeo sulla protezione dati (GDPR) stabilisce che il trattamento dei dati dei giovani con età inferiore ai 16 anni, nell’ambito dei servizi della società dell’informazione, è lecito solo se il consenso è prestato o autorizzato da chi esercita la responsabilità genitoriale. In Italia, questo limite di età per accedere ai servizi della rete è stato fissato a 14 anni.
Per assicurare che il minore sia realmente consapevole dell’utilizzo dei suoi dati, la normativa prevede inoltre che le informazioni (come l’informativa e i termini di utilizzo) da fornire ai più giovani debbano essere scritte con un linguaggio particolarmente chiaro e semplice, conciso, facilmente accessibile e comprensibile. In caso di dubbi, i minori sono invitati a farsi aiutare da un genitore o da un adulto fidato.
Il Garante per la protezione dei dati personali attribuisce una rilevanza centrale alla tutela dei minori e promuove un uso responsabile di Internet e delle nuove tecnologie.
L’Autorità si è concentrata sull’obiettivo di sensibilizzare le piattaforme social rispetto all’esigenza di adottare sistemi efficaci per la verifica dell’età, al fine di evitare l’indebito accesso dei più piccoli a ‘giochi’ troppo grandi di loro. Ad esempio, nel 2021, il Garante ha ottenuto da TikTok l’eliminazione di oltre mezzo milione di profili di minori con meno di 13 anni.
L’attività di monitoraggio si è estesa anche all’Intelligenza artificiale generativa. Il Garante ha bloccato il sistema di IA Replika, la cui carenza di sistemi adeguati di verifica dell’età era grave a causa dei contenuti offerti agli utenti, molti dei quali inadatti ai minori (inclusi quelli sessualmente espliciti). Misure importanti sono state prese anche nei confronti di ChatGPT affinché si dotasse di sistemi adeguati di verifica dell’età e si mettesse in regola con la normativa europea sulla privacy.
Il Garante è anche un presidio essenziale per ragazze e ragazzi vittime di un uso violento degli strumenti digitali, ed è possibile rivolgersi all’Autorità per la rimozione di contenuti relativi a episodi di cyberbullismo e revenge porn.
I minori sono esposti a fenomeni che possono avere effetti drammatici a livello psicologico e sociale:
È fondamentale che i giovani comprendano che ciò che viene scritto o pubblicato sui social ha quasi sempre un riflesso diretto sulla vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri. Non esistono zone franche dalle leggi o dal buon senso: le norme che tutelano dalla diffamazione, dalla violazione della dignità e dall’uso improprio dei dati personali valgono sul web come nella vita reale.
Per i minori (14-18 anni):
Per i genitori:
I servizi “gratuiti” dei social network non sono mai realmente tali; il loro valore è legato alla capacità di analizzare nel dettaglio i profili degli utenti (abitudini, interessi, interazioni) per rivendere queste informazioni a scopo pubblicitario. Dietro un servizio gratuito si nasconde spesso l’utilizzo, e talvolta lo sfruttamento, dei dati degli utenti. Questo sistema funziona come uno scambio in cui l’utente paga il servizio non con denaro, ma con le proprie informazioni personali.