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Minori e protezione dati nell’era dei Social: dal Garante privacy una guida sui rischi più diffusi e con consigli pratici

Lara La Gatta

La tecnologia e il mondo delle reti sociali sono in costante evoluzione e rappresentano ormai delle “piazze digitali” dove gli utenti si ritrovano per condividere informazioni, foto, video e pensieri. Sebbene i social offrano vantaggi significativi, come la semplificazione dei contatti e lo scambio di informazioni con molte persone, essi amplificano anche i rischi di un uso improprio dei dati personali, esponendo gli utenti a furti di identità, abusi e danni alla reputazione.

Questi pericoli si amplificano in misura esponenziale quanto più piccoli e tendenzialmente immaturi sono gli utenti delle piattaforme.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente pubblicato la guida aggiornata Social privacy (2025) con alcune indicazioni utili per i minori e i genitori.

La tutela giuridica rafforzata dei minori

A causa della scarsa consapevolezza che i minori hanno delle conseguenze di ogni loro “click” e degli effetti che un uso improprio della loro immagine può avere sulla formazione della personalità, la normativa privacy accorda loro una tutela rafforzata.

Il Regolamento europeo sulla protezione dati (GDPR) stabilisce che il trattamento dei dati dei giovani con età inferiore ai 16 anni, nell’ambito dei servizi della società dell’informazione, è lecito solo se il consenso è prestato o autorizzato da chi esercita la responsabilità genitoriale. In Italia, questo limite di età per accedere ai servizi della rete è stato fissato a 14 anni.

Per assicurare che il minore sia realmente consapevole dell’utilizzo dei suoi dati, la normativa prevede inoltre che le informazioni (come l’informativa e i termini di utilizzo) da fornire ai più giovani debbano essere scritte con un linguaggio particolarmente chiaro e semplice, conciso, facilmente accessibile e comprensibile. In caso di dubbi, i minori sono invitati a farsi aiutare da un genitore o da un adulto fidato.

L’attività del Garante: vigilanza e prevenzione

Il Garante per la protezione dei dati personali attribuisce una rilevanza centrale alla tutela dei minori e promuove un uso responsabile di Internet e delle nuove tecnologie.

L’Autorità si è concentrata sull’obiettivo di sensibilizzare le piattaforme social rispetto all’esigenza di adottare sistemi efficaci per la verifica dell’età, al fine di evitare l’indebito accesso dei più piccoli a ‘giochi’ troppo grandi di loro. Ad esempio, nel 2021, il Garante ha ottenuto da TikTok l’eliminazione di oltre mezzo milione di profili di minori con meno di 13 anni.

L’attività di monitoraggio si è estesa anche all’Intelligenza artificiale generativa. Il Garante ha bloccato il sistema di IA Replika, la cui carenza di sistemi adeguati di verifica dell’età era grave a causa dei contenuti offerti agli utenti, molti dei quali inadatti ai minori (inclusi quelli sessualmente espliciti). Misure importanti sono state prese anche nei confronti di ChatGPT affinché si dotasse di sistemi adeguati di verifica dell’età e si mettesse in regola con la normativa europea sulla privacy.

Il Garante è anche un presidio essenziale per ragazze e ragazzi vittime di un uso violento degli strumenti digitali, ed è possibile rivolgersi all’Autorità per la rimozione di contenuti relativi a episodi di cyberbullismo e revenge porn.

I rischi più diffusi

I minori sono esposti a fenomeni che possono avere effetti drammatici a livello psicologico e sociale:

  • Cyberbullismo: qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione o trattamento illecito di dati personali realizzato per via telematica a danno di minori. I minori che ne sono vittime possono chiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti al Garante Privacy.
  • Revenge porn: diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso della persona, spesso a scopo vendicativo o per ricattare.
  • Sexting: scambio di immagini di nudo, che a volte coinvolge anche soggetti minori. Molti giovani credono che l’invio di messaggi che si “autodistruggono” dopo la lettura li metta al riparo dai rischi, ma tutto ciò che è condiviso può sempre essere salvato e riutilizzato.
  • Grooming: adesca mento di un minore in Internet tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente.
  • Challenge (Sfide social): azioni sconsiderate che giovani e adolescenti compiono per il brivido del rischio e condividono sui social.
  • Sharenting: condivisione online costante da parte dei genitori di contenuti che riguardano i propri figli. Questo fenomeno è all’attenzione del Garante per i rischi che comporta sull’identità digitale del minore e sulla formazione della sua personalità.

Consigli pratici per giovani e genitori

È fondamentale che i giovani comprendano che ciò che viene scritto o pubblicato sui social ha quasi sempre un riflesso diretto sulla vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri. Non esistono zone franche dalle leggi o dal buon senso: le norme che tutelano dalla diffamazione, dalla violazione della dignità e dall’uso improprio dei dati personali valgono sul web come nella vita reale.

Per i minori (14-18 anni):

  1. Impostazioni private: gli account sui social media dovrebbero essere impostati automaticamente su “privato”, in modo che solo gli amici possano vedere cosa viene postato. È bene controllare periodicamente queste impostazioni.
  2. Riflettere prima di pubblicare: qualunque contenuto pubblicato online sarà difficile da rimuovere definitivamente dalla rete. Prima di postare, è necessario chiedersi se quella parola, foto o video piacerà anche negli anni a venire.
  3. Attenzione alla geolocalizzazione: Se non è necessario segnalarsi in un posto, disattivare le impostazioni di localizzazione e rinunciare al “check-in”.

Per i genitori:

  1. Educazione digitale: Oltre a insegnare a non accettare caramelle dagli sconosciuti o ad attraversare la strada, i genitori devono insegnare ai figli a riconoscere i segnali di pericolo della rete.
  2. Conversazione e monitoraggio: Ragionare con i figli su come difendersi da molestatori online e navigare insieme a loro per vedere come usano Internet e i social.
  3. Consapevolezza sullo sharenting: I genitori dovrebbero chiedersi se sia opportuno postare sui social foto dei propri figli fin dai primi giorni e per tutta l’adolescenza, riflettendo su come e da chi potrebbero essere usate tali immagini.

I servizi “gratuiti” dei social network non sono mai realmente tali; il loro valore è legato alla capacità di analizzare nel dettaglio i profili degli utenti (abitudini, interessi, interazioni) per rivendere queste informazioni a scopo pubblicitario. Dietro un servizio gratuito si nasconde spesso l’utilizzo, e talvolta lo sfruttamento, dei dati degli utenti. Questo sistema funziona come uno scambio in cui l’utente paga il servizio non con denaro, ma con le proprie informazioni personali.

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