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Mobilità, ecco perchè varranno ancora le vecchie classi di concorso: le nuove zeppe d’errori

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Le nostre anticipazioni stanno trovando riscontro: per gli organici e la mobilità del prossimo anno scolastico si continuerà a tenere conto delle vecchie classi di concorso.

Come continueranno a rimanere in vigore le discusse tabelle di confluenza, anche in sede di confronto sul testo di riforma della Buona Scuola, che nell’ultimo periodo hanno permesso a migliaia di docenti della secondaria di insegnare una o più discipline pur non essendo in possesso della specifica abilitazione.

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Per rendere ufficiale questa decisione, il Miur sta predisponendo una Nota specifica. Che sostanzialmente confermerà la Nota A00DIGIPER Prot. N. 3119, del 1° aprile 2014, con oggetto “Attuali classi di concorso su cui confluiscono le discipline dei cinque anni del corso degli istituti di secondo grado interessati al riordino”, firmata dall’allora Dirigente Vicario Gildo De Angelis, oggi responsabile Usr del Lazio, con la quale si comunicava che “in presenza, nella scuola, di più di un titolare di insegnamenti “atipici”, si darà la precedenza a coloro che, in relazione al numero dei posti, risulteranno collocati con il maggior punteggio nella graduatoria di istituto unificata incrociando la varie graduatorie”.

 

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Rimarranno così delusi, se non basiti, i tanti docenti (ma anche gli studenti con le rispettive famiglie, i primi danneggiati dall’adozione di tante confluenze forzate) che attendevano le nuove classi di concorso per voltare pagina. Ancora di più quando scopriranno il motivo del permanere in vita del DM 39/1998: alla base della decisione c’è il fatto che le nuove tabelle, approvate con il D.P.R. n. 19 del 14 febbraio 2016, sono piene zeppe di errori.

Ad accorgersene sono stati i sindacati. Che lo hanno confermato nell’ultimo incontro tenuto sull’argomento, il 10 maggio. E lo ribadiranno per iscritto entro venerdì 13, inviando al ministero dell’Istruzione i tanti nodi ancora da sciogliere sulle tabelle. Che non potranno, di certo, sanarsi in pochi giorni. Ed è per questo che ancora per un altro anno, stavolta davvero l’ultimo (si spera!), dovranno continuare a valere le vecchie classi di concorso. Con tanto di tabelle di confluenza.

Sull’argomento è intervenuta la Uil Scuola, che parlando di “sequela infinita di errori” del decreto di riordino dei nuovi codici, si è tolta più di qualche sasso dalle scarpe. “L’iter di revisione, avviato ad agosto 2015 e concluso a febbraio scorso – scrive il sindacato -, ha escluso perentoriamente il confronto con le rappresentanza dei lavoratori reputando di poter assumere perfette ed immodificabili decisioni di gestione di un sistema così complesso. I fatti, purtroppo, hanno dato ragione alle organizzazioni sindacali le quali hanno sempre rappresentato la loro disponibilità al confronto pur di evitare disagi e preoccupazioni ad un larghissimo numero di insegnanti”.

Perché solo ora, continua il sindacato guidato da Pino Turi, “il Miur ha dovuto riconoscere gli errori e  rivedere alcuni aspetti delle classi di concorso che, nonostante l’emanazione del DPR 19/16, dovranno essere modificati”. Con le nuove classi concorsuali che potranno “essere operative – auspica il sindacato – solo per le nuove assunzioni da concorso, mentre per le assunzioni da GAE e per le supplenze devono continuare ad essere utilizzate le vecchie classi di concorso”.

 

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I rappresentanti dei lavoratori, del resto, sanno bene che modificare un decreto presidenziale, che è un atto del Governo realizzato su delega del Parlamento, non è una “passeggiata”: non è necessario attivare un iter parlamentare, tuttavia serve che le commissioni di competenza (potrebbero bastare le due di Cultura e Istruzione) diano il parere sul nuovo regolamento, rivisto e corretto. Poi, lo stesso dovranno fare gli altri organismi deputati, come il Consiglio di Stato.

Insomma, nella migliore delle ipotesi, potremmo avere il via libera alla seconda versione delle classi di concorso non prima di tre mesi. Anche perchè nel mezzo c’è anche l’estate. Troppo tardi, quindi, anche per assumere dalle graduatorie del nuovo “concorsone”, sempre che si riescano ad allestire.

E troppo tardi pure per tentare di attuare utilizzazioni e assegnazioni provvisorie con le nuove classi concorsuali, riviste e corrette, come si apprestano a chiedere i sindacati per “salvare” almeno qualche docente di ruolo. Per l’ennesimo anno beffato dalle invise tabelle di confluenza. Quelle che più di qualcuno ha chiamato, forse non a torto, le tabelle della “vergogna”.

 

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