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Morto a Roma Aldo Visalberghi pedagogista della “scuola aperta”

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Nato a Trieste nel 1919, laureatosi in filosofia con Guido Calogero, partecipò alla guerra restando ferito e alla resistenza, nel 1943, in nome della lotta per la libertà. Insieme a Duccio Galimberti e Livio Bianco, fu tra i fondatori del movimento Giustizie e Libertà. Aderì poi al Partito d’Azione e al Movimento Federalista Europeo.
Ha espletato la sua ricchissima azione culturale e pubblicistica oltre che nel campo dell’insegnamento nelle Università di Torino, di Milano e di Roma Tre, nella ricerca  in varie istituzioni internazionali nelle quali occupò posti di rilievo, quali l’Ocse, l’Unesco, il Consiglio d’Europa.
Partito dalla filosofia idealistica, Aldo Visalberghi è stato inizialmente in Italia uno dei più convinti divulgatori del pensiero di John Dewey e della psicologia transazionale.
Divenuto in quest’opera stretto collaboratore di Ernesto Codignola, l’animatore dell’editrice La Nuova Italia, svolse un’intensa attività in favore del rinnovamento scolastico italiano in senso laico e progressista.
Direttore di Scuola e Città, la rivista dell’editrice La Nuova Italia di Firenze, l’espressione e la voce più autorevole per oltre quarant’anni della cultura laica e di sinistra.
Il principio a cui si ispirò tutta la sua speculazione fu il concetto di scuola aperta. Aperta alla cultura, all’esterno, alla sperimentazione continua, alla competenza degli insegnanti, alla cooperazione internazionale.
La sua vastissima produzione culturale è stata caratterizzata dal peso dato, sullo sfondo dell’esperienza, alla ricerca empirica e alla sperimentazione in pedagogia.
Il nucleo centrale della sua speculazione pedagogica fu l’attenzione alla pratica della valutazione. Fu tra i primi in Italia, nel 1955,  a parlare di misurazione e valutazione dei processi educativi attraverso tecniche di accertamenti oggettivi che consentissero di compiere ricerche a larghissimo raggio e comparazioni attendibili, mai prima di allora provate.
La misurazione del profitto degli alunni, tuttavia, per Visalberghi non era da identificare con quella che doveva essere la valutazione educativa. Quest’ultima doveva essere fondata sulla prima, ma da essa doveva distinguersi attenendo al futuro della formazione dell’alunno, ad una dimensione molto più ampia della sua formazione.
Opere come Logica, teoria dell’indagine (1955), Misurazione e valutazione nel processo educativo (1955),  Esperienza e valutazione (1958), La scuola in Italia ed Europa (1958), Scuola aperta (1960),  Pedagogia e scienza dell’educazione (in coll. con B. Vertecchi e R. Maragliano (1978), Scuola e cultura della pace (1985) Insegnare ad apprendere. Un approccio educativo (1988), per citare le pubblicazioni più importanti, hanno rappresentato altrettante tappe del suo itinerario di studio e di ricerca oltre che il supporto degli studi di centinaia di studiosi e di allievi che si sono succeduti nelle università di Torino, di Milano fino a quella di Roma 3.
Ogni sua opera ha acceso un fervente dibattito per l’aderenza ai problemi della scuola italiana e per le tensioni di rinnovamento.
Molto forte è stato il suo impegno nel corso della lunga attività culturale per fare scendere la pedagogia dall’iperuraneo delle ricerche astratte e teoriche facilitandone la declinazione nel campo della prassi contribuendo, anche in questo modo, al rinnovamento non solo della cultura pedagogica, ma anche della scuola italiana.