Home Archivio storico 1998-2013 Generico Nel 2008, molti gli anniversari da celebrare

Nel 2008, molti gli anniversari da celebrare

CONDIVIDI
  • Credion
I 60 anni DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA… (1)
Il primo evento da ricordare nel 2008 è il sessantesimo anno di vita della Costituzione della Repubblica Italiana. Approvata il 22 dicembre del 1947, la Costituzione è entrata in vigore il primo gennaio 1948. Il primo gennaio del 2008 ha compiuto quindi sessant’anni.
“La nostra Costituzione è una signora che ha sessant’anni, ma che presenta assai più valori giovani che rughe. D’altronde, come sappiamo, si possono ben togliere le rughe dal volto di una bella signora. E questo credo che dobbiamo farlo. L’importante è che rimangano intatti, conosciuti e amati, i suoi lineamenti fondamentali, quelli che hanno fatto della nostra Repubblica una democrazia, una scuola e un presidio di libertà”: lo ha detto, lo scorso 19 dicembre, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la cerimonia per la presentazione al Palazzo del Quirinale del "Quaderno della Costituzione", su iniziativa della Presidenza della Repubblica, con le illustrazioni degli studenti vincitori del concorso "I Giovani e la Costituzione", organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione.
La festa della Costituzione è festa anche della scuola. Un’occasione per riscoprire le nostre radici istituzionali e rilanciare lo studio dell’educazione civica, scaduta oggi a disciplina negletta, secondaria, di scarsa importanza. “La lezione di educazione civica- scrive Andrea Ceccarini, nel presentare il Quaderno della Costituzione- è una Cenerentola dimenticata, spesso bistrattata, ma pur sempre importante per crescere e diventare cittadini di domani”.
 
…E I 60 ANNI DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO
In questo 2008 si celebrano anche i 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
I trenta articoli di cui si compone sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Vi si proclama il diritto alla vita, alla libertà e sicurezza individuali, ad un trattamento di uguaglianza dinanzi alla legge senza discriminazioni di sorta, ad un processo imparziale e pubblico, ad essere ritenuti innocenti fino a prova contraria, alla libertà di movimento, pensiero, coscienza e fede, alla libertà di opinione, di espressione e di associazione. Vi si proclama inoltre che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture o punizioni a o trattamenti crudeli, disumani e degradanti, e che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato.
L’articolo 26, in particolare, sancisce il diritto all’istruzione di ogni individuo: gratuita e obbligatoria per le classi elementari e fondamentali, mentre assicurata a tutti sulla base del merito quella superiore.
 
I 40 ANNI DELLA CONTESTAZIONE STUDENTESCA
Nel 2008 ricorrono i 40 anni della protesta studentesca e giovanile La contestazione del ’68, per molti aspetti, si riallaccia alla Costituzione e al sacrosanto diritto allo studio. In “Lettera a una professoressa”, don Lorenzo Milani, il Priore di Barbiana, per bocca di un ragazzo, nel 1967 (quindi solo un anno prima della contestazione) scrive: “Alle elementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un’aula sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto. E’ il sistema che adoperano in America per creare le differenze tra bianchi e neri. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini. Finite le elementari avevo diritto ad altri tre anni di scuola. Anzi la Costituzione dice che avevo l’obbligo di andarci. Ma a Vicchio non c’era ancora scuola media. Andare a Borgo era un’impresa. Chi s’era provato aveva speso un monte di soldi e poi era stato respinto come un cane. Ai miei poi la maestra aveva detto che non sprecassero soldi: ‘Mandatelo nel campo. Non è adatto per studiare’. Il babbo non le rispose”.
Con la protesta del ’68 i ragazzi vogliono quindi mettere a nudo il volto di una scuola troppo classista, costituendo una forza rivoluzionaria che ha il suo epicentro in Francia con l’occupazione della Sorbona nel cosiddetto Maggio Francese.
Se nel 68 le buone intenzioni c’erano tutte, mancava comunque la buona volontà per realizzarle. Alla fine per molti la contestazione si è tradotta quasi in un nulla di fatto, anche se la protesta qualche riscontro positivo nel rinnovamento negli anni a venire l’ha avuto.
E la scuola? E’ cambiata? Poco. La risposta è un’amara constatazione dei fatti perché la scuola di oggi per certi aspetti è ancora l’immagine di quella scuola tanto criticata da don Milani.
 
…E I 40 ANNI DELLA SCUOLA MATERNA STATALE
Il 1968, con la legge n. 444 del 18 marzo, fa registrare pure la nascita della scuola materna statale, che accoglie i bambini nell’età prescolastica da tre a sei anni. “Detta scuola si propone fini di educazione, di sviluppo della personalità infantile, di assistenza e di preparazione alla frequenza della scuola dell’obbligo, integrando l’opera della famiglia”.
Con la nuova normativa anche i “giardini dell’infanzia” e le “scuole materne annesse alle scuole magistrali” sono trasformate in “scuole materne statali”
Dal lontano 1968 ad oggi, la scuola materna statale ne ha fatta di strada. Ha mutato il nome in “Scuola dell’Infanzia” ed ha rinnovato i compiti e le funzioni, pur nel rispetto delle sue finalità originarie. Accoglie quasi un milione di bambini, contro i circa settecentomila della scuola non-statale. L’auspicio sarebbe una sua generalizzazione in tutte le contrade d’Italia, anche le più piccole e sperdute.
 
LO STATUTO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI
Il 24 giugno 2008 ricorrono i dieci anni dalla firma dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti della Scuola Secondaria (D.P.R. 249/1998).
Lo Statuto esprime una delle più grandi conquiste delle nuove generazioni, perché “figlio” (sebbene concepito con un ritardo di ben trenta anni) delle rivolte studentesche del ‘68. La “Carta” degli studenti è la prova che la società considera i giovani come una risorsa strategica su cui investire per il presente e per il futuro del paese. A loro bisogna garantire una formazione qualificata e moderna che sappia tenere conto delle esigenze attuali della società. Lo studente, quindi cittadino della comunità scolastica, è titolare di doveri, ma anche di diritti.
Se si facesse un piccolo sondaggio tra gli studenti italiani, si vedrebbe come in pochissimi conoscono lo Statuto.
Ogni scuola dovrebbe consegnarne una copia, in allegato al regolamento d’Istituto, al momento dell’iscrizione. Questo purtroppo non avviene. E ancora una volta, come spesso accade, lo Statuto finisce per essere completamente ignorato dalla parte studentesca. Ciò vuol dire, che ancora oggi, molti diritti inalienabili degli studenti sono completamente calpestati.
 
LA CONTINUITA’ NEL PROCESSO EDUCATIVO
E’ il 4 gennaio 1988 quando viene varata la circolare ministeriale sulla continuità educativa nel processo di integrazione degli alunni portatori di handicap.
Vent’anni fa quindi per la prima volta entra in modo sistematico e intenzionale nella pedagogia ministeriale la parola “continuità” (sulla continuità educativa in senso lato per tutti gli alunni, compresi i normodotati, se ne parlerà compiutamente solo negli anni successivi).
“Continuità” significa garantire al ragazzo uno sviluppo ed una crescita "senza macroscopici salti o incidenti": Ogni momento formativo deve essere legittimato dal precedente per ricercare successive ipotesi educative ricche di senso e di significato.
Oggi, purtroppo, la continuità educativa e didattica spesso non è garantita, neanche per i soggetti più deboli. Un disservizio molto grave causato anche dal costume, ormai diffuso, di cambiare gli insegnanti di anno in anno nel percorso di formazione dei ragazzi.
 
TANTI ANNIVERSARI, NON SOLO RICORDO
Abbiamo visto come per la scuola sono numerosi gli anniversari su cui riflettere nel 2008. E abbiamo citato solo gli eventi più importanti e degni di particolare nota.
Ricordare per non dimenticare. Sembra infatti che il mondo abbia solo paura della dimenticanza.
Si pensa già al primo anno della morte di Luciano Pavarotti, al decimo di Lucio Battisti, al trentacinquesimo di Anna Magnani.
Ci sono anche i centocinquanta anni dell’apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette e i trent’anni dall’istituzione del servizio sanitario nazionale. Addirittura qualcuno vuole ricordare anche ai 15 anni di Disneyland Paris.
Chi sa ancora quanti altri anniversari si scoveranno! Attenzione a non cadere nel ridicolo e nel banale. Celebrare un anniversario impone, come abbiamo cercato di fare, una riflessione sul cammino compiuto e su quello che ancora si deve compiere, sulle attese promesse e sulle realizzazioni avvenute. Niente più. Altrimenti come dice il poeta greco Titos Patrikios, “continueremo a guardare indietro per non dichiarare la paura del presente”.

Nota:
(1)

LA NOSTRA “MAGNA CHARTA” ITALIANA
La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre 1947 porta anche le firme del presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini e del presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi). In pari data fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria.
E’ entrata in vigore il 1° gennaio 1948.
La Costituzione è composta da 139 articoli (ma cinque -115; 124; 128; 129; 130- sono stati abrogati dalla recente legge di revisione costituzionale), divisi in quattro sezioni: Principi fondamentali (art. 1-12); Parte prima: Diritti e doveri dei cittadini (art. 13-54); Parte seconda: Ordinamento della Repubblica (art 55-139); Disposizioni transitorie e finali (I-XVIII), riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi.
Per il presidente Umberto Terracini, l’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità fra tutto il popolo italiano. Per il costituente Pietro Calamandrei, se si vuole “andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione”, bisogna “andare nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”.
Per festeggiare i 60 anni sono previste campagne pubblicitarie istituzionali, distribuzione del testo completo in lingua italiana e nelle sette lingue maggiormente utilizzate dagli immigrati che vivono in Italia, format televisivi, concorsi a premi. Sono impegnati a promuovere le celebrazioni la Presidenza della Repubblica, il Senato e la Camera, i ministeri della Pubblica Istruzione, delle Comunicazioni e delle Politiche Giovanili, il mondo dello sport (calcio e maratona), la filatelia.