Le attività svolte a scuola, soprattutto quelle non prettamente didattiche o laboratoriali, possono sempre comportare dei rischi. E, purtroppo, trasformarsi in tragedia o quasi. In provincia di Bergamo, esattamente quattro anni fa, durante un’attività all’aperto svolta nel giardino di una scuola dell’infanzia rimasero ustionati cinque bambini e tre genitori.
Un papà-volontario, durante l’attività di orienteering, appena fuori l’istituto scolastico, aveva acceso il braciere per abbrustolire dei marshmallow e da cui era scaturita una fiammata non indifferente, la quale aveva investito lui, cinque bimbi (due sono tuttora alle prese con le conseguenze delle gravi ferite riportate) e altri due padri.
Il genitore-volontario – che è stato anche il principale imputato della spiacevole vicenda – è già stato condannato in abbreviato: dovrà scontare due anni, 9 mesi e 20 giorni, con la pena che è diventata definitiva nei suoi confronti.
Ora, sono state condannate una maestra e una coordinatrice della scuola dell’infanzia, rispettivamente a due anni e a un anno e 10 mesi (con pena sospesa per entrambe): il giudice, scrive l’agenzia Ansa, ha ritenuto le due imputate responsabili di omessa vigilanza sui loro alunni: i legali delle due dipendenti avevano invocato l’assoluzione, sostenendo principalmente che il fatto non sussiste.
Farsi seriamente male a scuola non è comunque così raro: gli ultimi dati emessi dall’Inail ci dicono, ad esempio, che le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’istituto nazionale di previdenza nei primi quattro mesi dell’anno sono state 36.728, in aumento del 7,2% rispetto alle 34.268 del primo quadrimestre 2025: di queste, 355 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi “formazione scuola-lavoro“, i cosiddetti percorsi di Fls, in riduzione del 54% rispetto allo stesso periodo 2025.
Ben otto, inoltre, sono i casi mortali denunciati (erano cinque nel primo quadrimestre 2025).
L’Inail ha fatto anche sapere che “tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 anni, un quarto quelli dai 15 anni in poi. La Lombardia è la regione che presenta più denunce (24% del totale nazionale; +11,6% sul 2025), seguita dalla Emilia-Romagna (12%; +17,7%), dal Veneto (12%; +4,7%) e dal Piemonte (10%; +2,5%)”.
“Il 95% delle denunce riguarda gli studenti delle scuole statali, il restante 5% gli studenti delle scuole non statali e private. Il 97% dei casi denunciati si registra in occasione delle attività scolastiche, il 3% in itinere.