C’è un allarme sicurezza a scuola? secondo i dati dell’Inail, le denunce di infortunio di studenti e studentesse di ogni ordine e grado entro il mese di marzo 2026 sono aumentate del 5,6% rispetto al primo trimestre 2025 e 280 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi Formazione scuola-lavoro. Tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 anni, un quarto quelli dai 15 anni in poi, la Lombardia è la regione che presenta più denunce (24%), il 95% delle denunce riguarda gli studenti delle scuole statali, mentre il 97% dei casi si registra in occasione delle attività scolastiche. Dati ancora provvisori, i casi mortali sono scesi da 5 a 3, ma ancora suscettibile di modifiche per via della trattazione delle pratiche ai fini del riconoscimento.
Secondo Graziamaria Pistorino della Flc Cgil “è allarmante l’aumento delle denunce di infortunio per studentesse e studenti e, seppure i dati provvisori indicano un calo di quelli in Formazione scuola-lavoro, permane una preoccupazione di fondo: il vincolo dell’obbligatorietà di questi percorsi. Gli studenti si trovano in aziende che spesso sono impreparate ad accogliere e formare”. Pistorino spiega poi che “il ministro Valditara ha introdotto la Formazione scuola-lavoro già dal secondo anno per i percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale, per il liceo del made in Italy e per i nuovi istituti tecnici. Una costante deriva che allontana chi studia dagli ambienti scolastici per rafforzare anche le attività in apprendistato, costruendo la sudditanza dell’istruzione nei confronti dell’impresa”.
“Se dall’inizio dell’anno sono ancora 280 gli studenti che denunciano incidenti e infortuni durante la Formazione scuola-lavoro vuol dire che esiste un problema di sicurezza che non ci possiamo permettere di ignorare – spiega Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete degli studenti medi – e in questo clima di incertezze e precarietà il ministro Valditara le uniche decisioni che prende sono quelle di mandare a lavorare gli studenti il prima possibile tagliando anni di scuola e formazione con la riforma dei tecnici e dei professionali. Ci trattano sempre come dei prodotti, degli ingranaggi di un sistema precario e sfruttato. Vogliamo formazione e che ci insegnino i diritti e le norme di sicurezza prima di mandarci a lavorare in stage gratuiti con il rischio di infortunarci o peggio”.
“A seguito del fallimento del tentativo di conciliazione, constatato oggi nel tavolo con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il Ministero del Lavoro, comunichiamo l’indizione dello sciopero per il solo personale degli istituti tecnici dell’Area e del Comparto Istruzione e Ricerca – Settore Scuola per l’intera giornata del 7 maggio”. È quanto dichiara in una nota la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
Per il sindacato di categoria :“La decisione si rende necessaria vista l’assenza di risposte adeguate alle pesanti ricadute sulla qualità della didattica, sulle condizioni di lavoro del personale e sui livelli occupazionali, determinate dalla riforma degli istituti tecnici”.
“Gli interventi correttivi sull’orario e lo stanziamento di esigue risorse aggiuntive, se da un lato ne riconoscono le falle, dall’altro risultano del tutto inadeguati e lontani dal costituire il ripensamento generale della riforma che rappresenta un ulteriore intervento per smantellare la scuola secondaria”. Continua la nota.
“Con lo sciopero del 7 maggio, intendiamo dare continuità alle agitazioni già avviate. In mancanza di risposte significative dal Ministero dell’Istruzione – rimarca la FLC CGIL- preannunciamo sin d’ora l’adozione di ulteriori forme di protesta e mobilitazione”.
“Con queste azioni infatti rivendichiamo un intervento strutturale che tuteli la qualità dell’istruzione tecnica e i diritti di tutto il personale della scuola”, conclude la nota.