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Non serve la laurea per i nidi e le materne. L’ufficio Studi del Senato sconfessa la delega

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Contrordine. Non serve la laurea per nidi e materne. L’ufficio studi del Senato confessa la delega 0-6. Lo riporta “Italia Oggi”. Secondo quanto riporta il quotidiano economico-finanziario, non potrà essere obbligatoria la laurea per insegnare nei nidi, nei servizi della prima infanzia, nelle materne. Mentre la destinazione alla scuola dell’infanzia di parte dei docenti dell’organico del potenziamento implicheràuna loro diversa distribuzione fra i diversiordini e gradi di scuole rispetto alle previsioni della Buona Scuola.

 

Il provvedimento, il n.380, promulgato dal governo stabiliva che dal 2019-2020 la laurea in scienze dell’educazione a indirizzo specifico per educatori dei servizi per l’infanzia o la laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria fosse un requisito necessario per l’accesso ai posti di educatore per l’infanzia.

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Per i tecnici del Senato sono validi i titoli che vanno dalla qualificazione universitaria a quella di livello secondario o professionale regionale, fino anche alcuni titoli in via di esaurimento, come quello di puericultrice triennale, ammessi in molti comuni. Per i titoli d’accesso per i docenti della scuola dell’infanzia i tecnici ricordano che un titolo universitario è stato introdotto con la L.41/1990 e dava accesso ai concorsi, aventi valore abilitante.

 

Ricordiamo che, 20 anni fa, un decreto dispose il graduale passaggio al nuovo ordinamento con la soppressione delle scuole e degli istituti magistrali, stabilendo però che i titoli di studio conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002 conservassero in via permanente valore legale e consentissero di partecipare ai concorsi per materna ed elementari.

Tanto che – ricorda Italia Oggi –  il Consiglio di Stato (parere 03813/2013) ha inserito anche a questi docenti fra gli abilitati, cioè in II fascia. La laurea magistrale quinquennale a ciclo unico per l’accesso all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella primaria, che ha anche valore abilitante, risale al Decreto Ministeralie 249/2010.

 

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