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Nuova influenza, per ora niente rinvio lezioni ma sale l’allerta

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A distanza di 40 giorni, quando alcune dichiarazione del viceministro Ferruccio Fazio destarono un coro di reazioni contrarie, si torna a parlare di rinvio di inizio dell’anno scolastico per prevenire una pendemia dell’influenza umana A/H1N1: stavolta, dopo che l’Oms ha ribadito l’esigenza di adottare la massima cautela per prevenire l’esplosione del contagio che potrebbe colpire tra il 30% e il 50% della popolazione, le dichiarazioni sono orientate alla cautela. Il virus nelle ultime settimane si sta diffondendo a una velocità molto elevata e per l’inizio dell’autunno è prevista un’ondata molto forte, a cui si aggiungerà, poi, quella dell’influenza stagionale.
Certo, per il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini “al momento non è previsto nessun rinvio dell’apertura dell’anno scolastico, in quanto in Italia attualmente non ci sono le condizioni perché si renda necessario un provvedimento di questo tipo. E’ importante, comunque, non sottovalutare la situazione e proseguire nel continuo confronto anche con gli altri Paesi Europei“. Il ministro, comunque, ha aggiunto che “in ogni caso il Governo, grazie alla stretta sinergia tra ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, ha elaborato un piano di intervento per fronteggiare possibili evoluzioni della situazione che al momento resta sotto controllo“.
Però la questione, anche se l’ultima parola sarà del Miur, è più complessa di quanto si pensi. Se la Federazione italiana medici pediatri ha chiesto ufficialmente al ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali di “prendere in seria considerazione” l’ipotesi di chiudere le scuole, la cui apertura è prevista a scaglioni a partire dal 14 settembre, il pericolo non dovrebbe essere tanto minimale. Anche perché, hanno fatto notare gli esperti di salute dei giovani, la fascia di età che avrebbe maggiori possibilità di ammalarsi delle nuova influenza è proprio quella che appartiene agli utenti del mondo dell’istruzione: da 7 mesi ai 27 anni.
Anche il mondo della scuola sta cominciando a prendere in considerazione l’ipotesi slittamento dell’avvio dell’anno scolastico. Secondo il presidente dell’associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado l’ipotesi di chiudere le scuole può essere presa in considerazione, alla luce dell’evoluzione del virus, “ma non in modo generalizzato e centralizzato”, ma valutando “caso per caso“. Rembado ha poi aggiunto che “bisogna essere fortemente pragmatici: la situazione della nuova influenza cambia continuamente e anche noi dobbiamo cambiare a secondo delle circostanze. Anche oggi, nonostante l’allarme, mi sembra difficile ipotizzare un intervento centralizzato e generalizzato sulle scuole. E poi fino a quando dovrebbero restare chiuse?“.
La risposta potrebbe arrivare il 2 settembre, quando al ministero del Welfare si riuniranno i massimi esperti. Che nel frattempo avranno anche “buttato l’occhio” a quel che sta succedendo all’estero, ad iniziare dalla vicina Francia dove sono state già stabilite da due settimane delle linee guida molto chiare
da applicare nel caso si presentassero dei casi di contagio negli istituti.

E siccome stiamo parlando di giovani non è da escludere che un ruolo decisivo possano assumerlo le famiglie. Soprattutto se in Italia le istituzioni non dovessero dare informazioni chiare e univoche. Per il presidente dell’Associazione italiana genitori, Davide Guarneri, sottolineando che in questo momento, prima dell’inizio delle lezioni, le famiglie “hanno diritto alla chiarezza, perché da alcuni mesi su questo tema si susseguono dichiarazioni contrapposte anche tra ministeri. Qualcuno si assuma la responsabilità di dirci come stanno veramente le cose“. I genitori chiedono quindi che “il ministero sappia dirci quali regioni saranno più a rischio. Soprattutto quelle dove ci frequenti sbarchi in aeroporti e porti“. E poi, ha aggiunto Guarnieri, che “si senta il parere anche dei consigli di istituto e delle associazioni dei genitori“. In caso contrario, se arrivassero messaggi contrapposti o pochi chiari, una situazione che si potrebbe verificare è quella per cui “le famiglie, che si fidano dei propri pediatri, possano mantenere i propri figli a casa“.