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Nuovo assetto dell’obbligo scolastico

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Nell’incontro di ieri con le organizzazioni sindacali della scuola, il sottosegretario all’Istruzione Valentina Aprea ha illustrato i contenuti dello schema del decreto legislativo concernente il "Diritto-dovere all’istruzione e alla formazione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. c) della legge 28 marzo 2003, n. 53", che delinea il nuovo assetto dell’obbligo scolastico.
Il decreto indica sostanzialmente tre possibilità per assolvere l’obbligo: attraverso il sistema scolastico, attraverso il percorso della formazione professionale e attraverso l’apprendistato. Lo scopo dichiarato è quello di far acquisire agli alunni competenze o qualifiche tramite questi percorsi di studio. Secondo il Miur, il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione è anche finalizzato alla realizzazione della cittadinanza attiva che si sostanzia con il diritto all’occupazione, resa possibile dalla differenziazione dei percorsi e dei profili in uscita, dalle certificazioni che riconoscono le competenze individuali in un sistema flessibile dell’istruzione e della formazione.

Il sottosegretario Aprea ha sottolineato che i contenuti di questo provvedimento normativo costituiscono la cornice e la premessa per elaborare il successivo decreto sul secondo ciclo di istruzione (sistema dei licei e sistema di istruzione e formazione professionale)

La posizione di Cgil, Cisl e Uil appare però critica e in particolare Panini della Flc Cgil contesta che le dichiarazioni sul diritto alla cittadinanza attiva che si realizza con l’occupabilità non trovano alcun riscontro in una realtà fatta di tagli e di impoverimento di mezzi e contenuti. Panini aggiunge: "Il diritto e il dovere, declinati separatamente, non riescono ad essere convincenti, in quanto si sostanziano l’uno con la gratuità dell’iscrizione e l’altro con il dovere sociale, principio costituzionale per il quale il nostro ordinamento giuridico non prevede sanzioni e quindi esigibilità pratica. Viola inoltre una norma costituzionale, quella dell’obbligo, sostituendola con il diritto– dovere introdotto con una norma di rango inferiore. Lascia del tutto irrisolto il problema dell’anno vuoto, fra la fine del primo ciclo e l’eventuale inizio dell’apprendistato, equiparato, ai fini dei crediti formativi, al percorso scolastico o della formazione. La legge 30 ha deregolamentato il rapporto dell’apprendistato con la formazione e l’impresa diventa dunque soggetto formativo senza vincoli e controlli. Intanto va in deperimento per mancanza di finanziamenti e di iscrizioni il pezzo della istruzione tecnica e professionale, si perdono discipline e posti di lavoro".

La Cisl Scuola dichiara il proprio dissenso "rispetto ad un metodo di confronto ancora una volta limitato e occasionale, apertamente in contraddizione con la recente dichiarata disponibilità del Ministro", argomentando criticamente nel merito i contenuti del decreto.
La Uil Scuola, a sua volta, ha ribadito che occorre garantire un percorso integrato nella fase transitoria tra l’attuale sistema dell’obbligo e il modello delineato nel decreto, e fino a che non sarà definito il sistema della formazione che rientra nel capitolo ben più ampio dell’istruzione secondaria. "La questione da non sottovalutare – precisano alla Uil – è legata al fatto che nella previsione del Miur sono previsti degli standard nazionali (livelli essenziali di istruzione) che fanno da quadro di riferimento. L’applicazione di questi standard, ad esempio nel settore della formazione professionale, dipende dalle regioni. Oggi però questi standard non ci sono e le singole regioni decidono in modo autonomo. La situazione che si profila è quindi di una diversificazione a livello locale di quegli standard che dovrebbero invece essere assicurati a tutti, proprio come preparazione culturale di base".

Pertanto, la soluzione prospettata dalla Uil Scuola nel corso dell’incontro di ieri è stata quella di assicurare, nella fase di transizione, il raggiungimento di questi livelli di istruzione intrecciando, in un percorso integrato, il ruolo delle regioni con l’attività delle scuole.

Il decreto, la cui bozza è riportata in "Ulteriori approfondimenti", dovrebbe essere presentato al Consiglio dei Ministri nella seduta del 20 maggio, per passare poi all’esame delle Commissioni per il relativo parere.

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