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Obbligo scolastico a 18 anni? No, innalziamo la qualità dei docenti

Andrea Carlino

Su Il Secolo XIX c’è spazio per la lettera di una lettrice in merito alle parole della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, sull’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni. La lettrice, Silvana Campi, non si dice affatto d’accordo con la proposta. Secondo lei, invece, bisognerebbe curare la qualità dell’istruzione e insegnare nel vero senso della parola.

“50 anni fa, al termine del ciclo delle elementari, si esigeva che gli scolari scrivessero in modo corretto evitando errori ortografici o grammaticali, nonché dovevamo risolvere problemi che richiedevano capacità di ragionare. Oggi, purtroppo, ci sono laureati che commettono errori di ortografia grossolani. Lo si riscontra correggendo i saggi nei pubblici concorsi”.

Se la qualità della scuola fosse elevata abituando gli allievi al rigore e alla precisione nello studio, basterebbe che l’obbligo scolastico si protraesse fino a 15 anni. Far rimanere i ragazzi che non hanno più voglia di studiare fino a 18 non è una buona idea. Forse l’obiettivo della politica, secondo la lettrice, è un altro: “parcheggiare i ragazzi a scuola, poiché mancano le prospettive di occupazione”.

 

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