Fra pochi giorni prenderà avvio l’anno scolastico 2025-2026 e già torna di moda il tormentone dei docenti che lavorano poco e prendono uno stipendio adeguato al loro scarso impegno orario settimanale. Solo 18 ore settimanali e oltre tre mesi di vacanza all’anno. Si tratta di una evidente falsità, perché i docenti arrivano a lavorare fino a 36 ore settimanali se, oltre le ore settimanali di insegnamento, si tenesse conto delle ore di attività collegiali, delle ore di formazione, delle ore dedicate alla funzione docente di preparazione delle lezioni, delle verifiche e della correzione delle stesse, se si tenesse conto delle ore dedicate per gli esami, per gli scrutini intermedi e finali, per le attività di ricerca e orientamento e per le numerose ore dedicate ad ascoltare gli studenti e le loro famiglie. Una quantità di ore sommerse e non riconosciute che grida vendetta sull’altare di un contratto collettivo nazionale, che le annovera tutte, ma non le riconosce economicamente.
Nel CCNL scuola 2019-2021, all’art.43, comma 5 è evidenziato che nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale, l’attività di insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, in 22 ore settimanali nella scuola primaria e in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti d’istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento stabilite per gli insegnanti della scuola primaria, vanno aggiunte 2 ore da dedicare, anche in modo flessibile e su base plurisettimanale, esclusivamente alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti interessati, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni. Nell’ambito delle 22 ore d’insegnamento, la quota oraria eventualmente eccedente l’attività frontale e di assistenza alla mensa è destinata,
previa programmazione, ad attività di arricchimento dell’offerta formativa e di recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni con cittadinanza non italiana, in particolare provenienti da Paesi extracomunitari.
Il suddetto orario di serviziosettimanale riguarda il periodo riferito al calendario scolastico delle lezioni e quindi per 34 settimane ad anno scolastico. A tale orario settimanale si aggiungono 40 + 40 ore annuali che riguardano numerosi impegni, compresa la formazione professionale, tipici delle attività funzionali all’insegnamento.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che i docenti non si limitano a lavorare solamente la mattina in classe per svolgere le lezioni o il pomeriggio per partecipare alle riunioni collegiali, c’è un tempo da dedicare alla ricerca, alla preparazione delle lezioni, alla preparazione e correzione delle verifiche somministrate agli studenti. Un tempo che nessuno riesce a quantificare sotto forma di orario contrattuale, ma che è necessario per lo svolgimento di un’attività didattica giornaliera, settimanale, mensile e annuale. Un docente lavora almeno altre 18 ore settimanali per garantire un servizio di qualità alla scuola e per studiare approcci didattici adeguati al contesto classe e ai casi individuali. Altro tempo non calcolato sono gli impegni tipici della funzione docente, come per esempio lo svolgimento degli scrutini, degli esami di Stato e delle attività didattiche o extradidattiche aggiuntive.