Home Alunni Pause e ritmi per far riposare il cervello in vista degli esami

Pause e ritmi per far riposare il cervello in vista degli esami

CONDIVIDI
  • Credion

Il cervello umano dopo 45 minuti smette di stare attento, ha bisogno di una piccola pausa per poter riprendere a lavorare. Basta un’interruzione breve, dai 5 fino ad un massimo di 15 minuti, per rimetterlo in moto e riprendere a studiare intensamente.
Il Corriere delle sera, insieme a tantissime altre testate giornalistiche, online e cartacee, hanno dato l’avvio al decalogo dei consigli agli studenti, suggerendo i modi di come affrontare gli esami di stato al meglio delle proprie capacità.
Succede, come è noto, ogni anno perché ogni anno le ansie e le paure dei ragazzi riesplodono e di conseguenza pure quelle dei genitori che, su spinta irrefrenabile d’amore, scrivono ai giornali alla ricerca di consigli per non fare soffrire troppo il pargoletto figlio, quello stesso che magari per cinque anni ha usato la scuola come bivacco e luogo di spasso.
Ed ecco allora consigli a go-go per rendere ed essere semplicemente promossi o con un voto prezioso.
Si incomincia con la pausa. Essa può essere dedicata ad una merenda, ad una telefonata per chiarire un dubbio con un amico, a sgranchirsi le gambe, a chiacchiere con i familiari, a guardare per qualche minuto una trasmissione amata in tv, o anche ad un veloce pisolino. Purché non duri molto, la pausa è funzionale: permette al cervello di fermarsi un attimo per poi riprendere a lavorare con più foga.
Studiare, spiega il Corriere, è molto più facile se diventa un’abitudine e se si rispettano gli orari prestabiliti in precedenza. Una buona tabella di marcia dovrebbe prevedere almeno 3-4 ore di studio nel pomeriggio, quando si hanno ancora le lezioni da frequentare a scuola. E almeno tre ore al mattino e tre al pomeriggio quando invece a scuola non ci si va più. Dalle 15 alle 17 si ricordano meglio le cose che si studiano, dopo le 17 meglio limitarsi ai compiti scritti. Anche la sera, dopo cena, si può ancora dedicare un’ora allo studio: ma purché non si esageri, e non si passino le notti a consultare testi e provare problemi di matematica. Il sonno è un prezioso alleato dello studio, perché il cervello consolida durante il sonno le nozioni apprese nel corso della giornata. Otto ore di fila vanno benissimo, possibilmente non saltando mai la fase mezzanotte-quattro del mattino, funzionale ad un corretto riposo. Se si è in linea con la tabella di marcia, ci si può permettere anche di fare una pausa di un intero giorno, magari la domenica. Oppure uscire e far tardi di sabato sera concedendosi una dormita più lunga la domenica mattina.
Ci sono poi gli esercizi per respirare per combattere lo stress.

In una sola giornata respiriamo, senza accorgercene, 15 mila volte, scrive sempre Il Corriere, se respiriamo in maniera scorretta, quindi, sbagliamo 15 mila volte al giorno. Per uno studente alle prese con lo studio matto e disperato respirare bene e col ritmo giusto è allora fondamentale.
Una buona respirazione infatti crea i presupposti per un’ottima salute e rende più forti rispetto ai malanni, che nel momento in cui si sta preparando un esame sono quanto di peggio aspettarsi.
Cosa fare allora? Ecco il consiglio dell’esperto.
Sedetevi con le gambe incrociate o sui talloni, in posizione comoda, appoggiate la mano sinistra all’imboccatura dello stomaco e mantenetela ferma, scendete con la destra davanti all’ombelico ad una distanza di due, tre centimetri dal corpo, chiudete gli occhi e iniziate a respirare con calma visualizzando l’aria che scende prima nella parte addominale e contemporaneamente incominciate a muovere lentamente verso l’alto la mano destra, che sfiora il corpo salendo come se seguisse il riempimento progressivo dei polmoni dal basso verso l’alto fino al petto, poi portate la mano all’altezza della gola per ottenere una saturazione completa. Trattenete l’aria a polmoni pieni, permettendo alla mano di tornare durante l’apnea al punto di partenza e lentamente iniziate a espirare con la mano che ancora si muove dal basso verso l’alto, ricordandovi così di svuotare prima l’addome poi il torace ed infine la parte alta. Quando la mano destra raggiunge di nuovo la gola, trattenete il respiro, questa volta a polmoni vuoti, e durante l’apnea spostate ancora la mano giù, davanti all’ombelico, per ricominciare inspirando. Proseguite nell’esercizio almeno per dieci minuti, poi gradualmente alzatevi in piedi. Ripetere ogni mattina, prima di iniziare a studiare: è un ottimo sistema per concentrarsi e allontanare lo stress.
Tuttavia, ci permettiamo suggerire di far vedere ai ragazzi, impegnati o no negli esami di stato, qualche documentario dei minatori impegnati a tirare rocce a qualche chilometro sottoterra, con pala e piccone, facendo notare il loro modo di respirare, non già il loro modo di lavorare per portare la pagnotta a casa. Ma suggeriamo pure qualche visita nei campi di raccolta di pomodori, tra polveri e sudori, dove il lavoro non ha nulla di creativo ma solo fatica e disperazione, ma sempre con l’obiettivo di portare la pagnotta.
Chissà quale dei due esercizi renderà di più per togliere le ansie agli esami?

Icotea