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Per i giovani social e videogame sono come la cocaina e il quoziente intellettivo cala, esce “CocaWeb” del senatore Cangini

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Gli attuali giovani mostrano un quoziente intellettivo inferiore a quello delle generazioni precedenti: la “colpa” deriverebbe dalla connessione continua ad internet, in particolare di social media e videogame. L’uso perenne del web creerebbe dipendenza, al pari delle droghe, ridurrebbe le facoltà mentali, moltiplicando invece il disagio psicologico, con conseguenti disturbi alimentari ma anche comportamenti anomali come l’autolesionismo. La tesi è contenuta nel libro “CocaWeb. Una generazione da salvare“, scritto da Andrea Cangini, senatore di Forza Italia.

Quella sensazione di piacere che…

Il volume, edito da Minerva, si basa su un’indagine conoscitiva sul rapporto tra la tecnologia digitale e gli studenti realizzata dalla commissione Istruzione al Senato, e raccoglie i contributi di psicologi, neurologi, psicoterapeuti, pedagogisti e sociologi.

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“L’abuso di social, web, chat, videogiochi stimola il cervello a rilasciare il neurotrasmettitore della sensazione del piacere, come la cocaina. E tutte le attività che si fanno sul web non allenano il cervello”, ha detto Cangini, giornalista ed ex direttore di Qn, qualche giorno fa nel corso della presentazione del libro.

“Salvaguardare gli under 14”

Cangini ha sottolineto la necessità di regolamentare il mondo digitale per salvaguardare gli under 14 “Se non troviamo anomalo – ha detto – consentire a un bambino di bere, fumare o guidare, perché non dovremmo trovare anomalo anche lasciare i minori chiusi nella loro stanza con il web?”.

Il senatore forzista ritiene che, appurati i danni derivanti dall’on line alle nuove generazioni, siano maturi i tempi per “equiparare le grandi compagnie del web alle grandi compagnie del tabacco, incentivandole a investire una percentuale del fatturato in campagne informative per dire che il web fa male ai minori“.

Bianchi: educare al digitale

Alla presentazione del testo è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: in in video-collegamento, il numero uno del dicastero bianco ha detto che vietare lo smartphone in classe non basta.

“La scuola deve educare i ragazzi, e riprendere quella funzione di vita collettiva in cui non c’è bisogno del telefonino. Stiamo lavorando non perché i ragazzi non sappiano usare i vantaggi del digitale, ma per educarli all’uso di questi strumenti”.

Bambini esposti all’adescamento

Nunzia Ciardi, vicedirettrice dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, ha tenuto a dire che “sono cresciute le denunce di adescamento nella fascia 0-9 anni, significa che ci sono bambini che restano soli davanti allo schermo per un numero di ore tale da consentire l’adescamento”.

Come “sono cresciute anche le denunce di estorsioni sessuali nella fascia 0-13 anni, cioè bambini che hanno inviato immagini sessuali e poi sono stati ricattati”, ha concluso Ciardi.

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