Home Archivio storico 1998-2013 Notizie dalle Regioni Per protestare contro Berlusconi rimane con la classe in corridoio: interrogazione alla...

Per protestare contro Berlusconi rimane con la classe in corridoio: interrogazione alla Camera

CONDIVIDI
Si moltiplicano le situazioni scolastiche anomale di cui i parlamentari, a turno, chiedono spiegazioni al ministro Gelmini. Stavolta i fatti riguardano una maestra dell’istituto comprensivo Montessori di San Giuliano Milanese, che avrebbe deciso di protestare contro le esternazioni del presidente del Consiglio sulla scuola pubblica – “libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato” – facendo svolgere una lezione in corridoio: come risposta alle richieste di spiegazioni da parte della propria dirigente scolastica, sui venti alunni della prima classe costretti a sedersi a terra e attendere chissà cosa, la maestra avrebbe prima continuato a far sostare i propri alunni nello stesso corridoio per un’ora e mezza, per poi spostarsi solo nella palestra dell’istituto.
L’opinione pubblica ha condannato il gesto. Mentre per i genitori degli alunni, la maestra non avrebbe condotto alcun comportamento illecito o sopra le righe. Chi non sembra avere avuto dubbi è l’on. Paola Frassinetti (Pdl), vicepresidente della Commissione Istruzione della Camera: “il gesto dell’insegnante – ha detto – è molto grave in quanto ha coinvolto bambini che, per circa due ore, sono stati costretti a subire una condizione di inaccettabile disagio”. La rappresentante del Pdl ha anche presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Gelmini: ha spiegato di aver preso questa decisione per sapere “se il Ministro sia a conoscenza dell’episodio e, effettuate le opportune verifiche del caso, quali misure intenda adottare al fine di scongiurare il ripetersi di tali episodi”.
Comunque vada a finire, anche se il ministro Gelmini non dovesse rispondere, la tendenza a coinvolgere alunni e studenti nelle diatribe politiche sembra che non si plachi: senza entrare nel merito, è evidente, non c’è bisogno di aprire manuali di etica o di buon senso per sostenerlo, che in questo modo i giovani che frequentano le scuole rischiano di essere penalizzati due volte.