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Personale Ata ex Enti locali: una sentenza europea segna una svolta decisiva nella vicenda

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La vicenda del personale Ata dipendente dagli Enti Locali e passato allo Stato 20 anni fa potrebbe arrivare ad una svolta a seguito di una importante decisione della Corte europea.

La storia è complicata, proviamo a riassumerla in breve.
Quando collaboratori scolastici e personale tecnico e amministrativo comunale e provinciale passò alle dipendenze dello Stato ci fu un accordo fra Governo e sindacati che – di fatto – precludeva il pieno riconoscimento dell’anzianità pregressa.
Molti ATA si rivolsero alla giustizia che riconobbe le buone ragioni dei soli ricorrenti ai quali lo Stato riconobbe il danno ma senza adeguamento degli stipendi o delle pensioni.
Successivamente, due Governi (uno di centro-destra e un altro di centro-sinistra) approvarono norme con le quali non solo si cancellavano le sentenze ma si imponeva al personale la restituzione dei risarcimenti ottenuti.
A difesa dei diritti di questi lavoratori si era costituito anche il Comitato Nazionale ATA-ITP ex Enti Locali che, insieme al sindacato Unicobas, decise di rivolgersi anche alla Corte europea, Corte che si è pronunciata a favore dei ricorrenti già in diverse situazioni.
L’ultima sentenza, la decima,  è stata resa nota a fine gennaio ed è assolutamente chiara: l’Amministrazione deve adeguare lo stipendio del personale, riconoscere gli arretrati e restituire eventuali somme recuperate.
“Per la verità – sottolinea Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas – più volte in passato avevamo proposto all’Amministrazione una sorta di transazione: avremmo accettato anche il solo adeguamento dello stipendio senza la corresponsione degli arretrati. Rimanendo chiaro che non avremmo comunque accettato che si recuperassero somme riconosciute a coloro che avevano vinto ricorsi individuali o collettivi”.
“Ma adesso – aggiunge d’Errico – dopo questa ultima sentenza della Corte europea non siamo più disponibili per accordi al ribasso. La sentenza va rispettata e applicata anche perchè, in caso contrario, l’Unione europea potrebbe aprire una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano. Chiediamo quindi che i Ministri del Tesoro e dell’Istruzione aprano immediatamente un tavolo di confronto con noi e con il Comitato Nazionale”.
Conclude d’Errico: “Non possiamo accettare che a migliaia di lavoratori venga riservato questo vergognoso trattamento, in spregio alle leggi nazionali e alle sentenze della suprema Corte di Strasburgo”.

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