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Personale Ata: si riapre la vicende delle posizioni economiche

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Una nota del direttore generale del Miur, Luciano Chiappetta, riapre la vecchia vicenda delle posizioni economiche del personale Ata che sembra destinata ormai a concludersi nelle aule giudiziarie.
La questione è di vecchia data ed è legata alla applicazione di una norma del CCNL che consente al personale Ata di accedere a posizioni economiche migliorative a seguito del superamento di una apposita procedura concorsuale.
Fino al 2010 tutto è filato liscio e a collaboratori scolastici e assistenti amministrativi che si erano mostrati disponibili a svolgere mansioni più complesse e che avevano partecipato ad una sorta di “concorso interno” era stato riconosciuto un aumento stipendiale.
Nel 2011, mentre era in corso una nuova analoga procedura, Aran e sindacati avevano sottoscritto una ipotesi di accordo per regolare l’attribuzione dei miglioramenti economici.
Ma, nel frattempo, era intervenuto il D.L. n. 78/2010, convertito poi nella legge n. 122/2010, che stabiliva che non a partire dal 2011 il trattamento economico dei singoli dipendenti non potesse “superare, in ogni caso, il trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse…”
Il Mef e il Dipartimento per la Funzione Pubblica non hanno mai voluto ratificare l’accordo Aran-sindacati sottoscritto nel mese di maggio 2011 anche se di fatto al personale Ata che era già titolare della prima posizione economica conseguita con un precedente concorso veniva riconosciuta (e pagata) anche la seconda posizione economica derivante dal concorso 2010/2011. Nessun aumento veniva invece pagato a chi, pur avendo superato il concorso, non era titolare di nessun beneficio precedente.
Adesso, in sostanza, il Miur fa sapere che ha avuto un riconoscimento economico a seguito del concorso 2010/2011 lo dovrà restituire “in comode rate mensili”.
Resta però il problema che tutto questo personale, dal 2011 in poi, ha svolto mansioni più complesse. Non solo, ma questo personale non ha potuto accedere al fondo di istituto, proprio perché la mansione gli doveva essere pagata con un aumento dello stipendio. Il paradosso è che chi non aveva superato il concorso (o non aveva neppure partecipato) ha potuto invece accedere al fondo di istituto e ottenere almeno un compenso forfetario annuale. Insomma chi ha superato il concorso non solo non ha ottenuto alcun beneficio o dovrà restituire eventuali aumenti ottenuti ma ha persino perso l’occasione di accedere al salario accessorio.
Se sindacati e Miur non troveranno una soluzione, è inevitabile che la vicenda finisca nelle aule dei tribunali.

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