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Piano offerta formativa: capita anche che sia la scuola stessa a non rispettarlo. Accade a Catania

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C’è aria di tempesta all’Istituto Principe Umberto di Catania.
La burrasca coinvolge un po’ tutti, studenti, genitori, docenti, consiglio di istituto e, ovviamente, la dirigente scolastica.

Problema succursale

Il problema più grave, a sentire genitori, docenti e studenti con cui abbiamo parlato (non siamo ancora riusciti ad avere la versione della dirigente) riguarda la distribuzione delle classi fra le due sedi che fanno parte dell’istituto.
Il fatto è che la succursale non sarebbe proprio un edificio scolastico avveniristico, anzi: “La succursale – ci spiega il genitore di un alunno – è una sede senza ascensori in cui si trovano solo aule e bagni, nessun tipo di laboratorio, nessuna LIM, nessuna biblioteca, nessuna palestra; ogni attività prevista in istituto prevede lo spostamento dei ragazzi in centrale con l’accompagnamento di un collaboratore scolastico e il rientro con la stessa modalità e molto spesso questo si traduce nel non fare attività”.

Il Piano triennale dell’offerta formativa dell’Istituto prevede esplicitamente che le classi vengano sistemate nella succursale a rotazione; anzi per la verità si dice esplicitamente che ciascuna classe non deve essere assegnata alla succursale per più di una volta nel triennio.
Nei cosiddetti “open day” fatti in concomitanza con le iscrizioni ai genitori è sempre stata comunicata questa regola.

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Il consiglio di istituto

A fine giugno, in occasione di una seduta del consiglio di istituto, la dirigente ha comunicato a tutti quali classi sarebbero state ospitate nella succursale, provocando subito le proteste di diversi genitori e studenti in quanto si trattava di classi che – in base alle regole del PTOF – avrebbero dovuto rientrare nella sede principale.
La protesta si è concretizzata anche in un regolare reclamo presentato nei giorni successivi, reclamo che è stato esaminato nel corso di una seduta del consiglio di istituto nei primi giorni di agosto. Senza risultato perché al momento del voto è venuto meno il numero legale.
Anche una nuova convocazione per fine agosto non è andata a buon fine per mancanza del numero legale (neppure presidente del consiglio di istituto e dirigente scolastica si sono presentati alla riunione).

I genitori si chiedono: ma dove sta la legalità?

Il problema tornerà all’ordine del giorno nella seduta del 27 settembre anche se il punto all’ordine del giorno sembra piuttosto generico: “Discussione propedeutica all’eventuale formulazione di nuovi criteri per l’assegnazione delle classi in succursale”.
Ovviamente i genitori interessati non sono per niente soddisfatti e si pongono più d una domanda:  “È possibile che una scuola vada contro il proprio piano dell’offerta formativa senza motivare questa scelta? Ma che fine hanno fatto il diritto alla parità di trattamento e la partecipazione democratica tanto decantata delle famiglie alle attività scolastiche?”
In altre parole genitori, studenti e anche diversi insegnanti vorrebbero che la scuola parlasse di legalità e iniziasse a praticarla concretamente magari rispettando le proprie decisioni e anche gli stessi atti ufficiali (il PTOF innanzitutto).