Home Archivio storico 1998-2013 Attività parlamentare Pittella, sulla scuola il quadro è desolante. Ridurre i divari

Pittella, sulla scuola il quadro è desolante. Ridurre i divari

CONDIVIDI
  • Credion

”Il depauperamento della scuola e la dissipazione del patrimonio di esperienza e di sapere, costituita dalla mortificazione e dall’allontanamento di tanti insegnanti validi e nonostante tutto ancora motivati, credo sia la responsabilità maggiore che prima il governo Berlusconi poi Monti portano su di loro nei riguardi del paese. Se andiamo a leggere il decennio berlusconiano e leghista alla luce di quanto predicato e purtroppo poi realizzato nell’istruzione dobbiamo concludere che si sta raccogliendo purtroppo quello che si e’ seminato a piene mani”.
”Dapprima si e’ detto con il dicastero della Moratti che la scuola pubblica doveva trovare efficienza nel modello privatistico anglosassone in nome dell’autonomia scolastica.
La conseguenza è stata molti finanziamenti agli istituti privati a scapito di quelli pubblici, aumento indiscriminato delle quote universitarie e dei contributi delle famiglie in tutti gli ordini di scuole, spese indirette, come libri, trasporti, mense lasciate a briglia sciolta, formazione forzosa e a pagamento dei precari per conquistarsi un posto in graduatoria. Operazione che poi per molti si e’ rivelata doppiamente una beffa ai loro danni perpetrata dal Miur.
Poi è arrivata la Gelmini in piena era di tagli ”orizzontali” e indiscriminati, con l’istruzione considerata alla stregua di un qualunque ramo secco dello Stato (ma quelli veri rimangono saldamente attaccati all’albero insieme a corrotti e mafiosi) e con la quale stiamo assistendo al naufragio annunciato della scuola elementare e tecnica. Il ministro Profumo, sicuramente il più qualificato e competente, è riuscito a dare solo qualche segnale di cambiamento, per quanto importante, come le nuove metodiche adottate per il concorso a cattedre e il varo dell’agenda digitale, ma il tempo, e la variegata maggioranza che lo sosteneva, gli hanno impedito di fare qualcosa di più approfondito”.
”Tutto questo sfacelo deve ovviamente essere moltiplicato per due nel Mezzogiorno, dove l’abbandono scolastico cresce, i laureati migliori scappano all’estero, la mediocrità del servizio offerto è paradigmatica per le aziende che assumono e la messa in strada di migliaia di precari si trasforma in un fenomeno di arretratezza sociale senza precedenti. Il livello di mediocrità in cui questa politica ha precipitato la scuola e l’università italiana rispetto al contesto internazionale sta producendo abissali differenze territoriali e ambientali – aggiunge Pitella -. Il numero degli espulsi dal sistema scolastico ci colloca fuori dall’Europa: in Italia il 20% dei giovani tra i 20 ai 24 anni ha solo la licenza media.
La Fondazione Agnelli calcola che se conseguissero il diploma di scuola media superiore si occuperebbero un milione e 300mila giovani in più, pari al 6,3% degli occupati. Nel Meridione si alternano aree di eccellenza e esperienze positive, come quella rappresentata dalla Basilicata, a una scarsa efficienza del sistema pubblico che rende la situazione spesso fallimentare, la disoccupazione giovanile dilaga sotto il peso della crisi mentre oltre un terzo dei giovani meridionali non raggiunge il livello di competenze necessario per essere ritenuto a livello internazionale un cittadino attivo, l’età media degli insegnanti continua a crescere, così come l’affollamento delle classi”.
”Il divario misurato dal titolo di studio dei genitori, dal contesto ambientale e dalla qualità delle strutture frequentate pesa assai più del talento individuale, i paesi al vertice della classifica Ocse e delle nazioni più progredite sono gli stessi che riducono al minimo il divario tra istituzioni pubbliche e famiglie, tra ordini di scuola e la qualità di singoli istituti: è questo il compito del governo nazionale e locale per non far sprofondare il paese nel sottosviluppo sociale ed economico e che deve essere affrontato unendo e non aumentando le disparità sociali e formative tra nord e sud. Che dire, il quadro è desolante.
L’unica via di uscita è tenere duro e non smettere di denunciare la situazione ai tanti utenti e lavoratori della scuola, perchè sulla consapevolezza e la verità si possa costruire prima possibile un’alternativa”  (da Asca)