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Precari, si chiude la disputa sulle “code”: il tribunale concede le immissioni in ruolo

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Ricordate la disputa sull’inserimento in “coda” o a “pettine” nelle graduatorie ad esaurimento? Sono passati cinque anni dalla volontà espressa dal Miur, allora guidato da Giuseppe Fioroni, di posizionare in fondo alle graduatorie (allora “permanenti”, oggi “ad esaurimento”) tutti i precari che avrebbero espresso volontà di cambiare provincia. Per i candidati al ruolo sono seguiti anni contrassegnati da timori e incertezze: il tentativo dell’amministrazione di scoraggiare i tanti che cambiavano per avere delle chance in più di lavoro divenne presto materia di contenzioso. La nota ministeriale, ribadita in occasione del rinnovo delle GaE del 2009, stavolta gestite da Mariastella Gelmini, venne infatti impugnata. E nel 2009 annullata dal Tar Lazio. Solo che nel frattempo la disputa aveva assunto una dimensione politica. Con la Lega a fare pressioni su Governo e viale Trastevere perché mantenessero la posizione e continuassero a negare la possibilità ai precari di far mutare la propria candidatura senza penalizzazioni.
Dall’altra parte i precari. Diversi difesi da avvocati privati. Ma in gran numero, a migliaia, dall’organizzazione più ferma a difendere i diritti dei precari: la neonata Anief, che proprio su questa diatriba giuridica ha costruito la sua notorietà. Il sindacato autonomo ha sempre interpretato la linea dell’amministrazione come una chiara violazione del diritto al trasferimento provinciale. E quindi alla libera circolazione dei lavoratori sul territorio nazionale. Una posizione che, sempre per l’organizzazione guidata da Marcello Pacifico, avrebbe innescato anche una chiara violazione del criterio del merito (punteggio posseduto) per accedere alle supplenze e alle nomine in ruolo nella scuola pubblica.
I giudici che hanno esaminato le carte hanno reputato la linea dell’Anief convincente. In questo senso si è orientato prima il Tar. Poi, nel febbraio 2011, la Corte Costituzionale. Che con una lapidaria sentenza ribadì che il collocamento “in coda” risulta illegittimo “perché, in modo irragionevole e in violazione del principio di uguaglianza, prevede una diversa disciplina a seconda del momento in cui il docente chiede il trasferimento da una graduatoria provinciale ad un’altra”.
La sentenza però non bastò per far ottenere  il diritto all’immissione in ruolo dei ricorrenti. Che così si rivolsero di nuovo al giudice. Stavolta, però, a quello del lavoro. In questi giorni stanno arrivando le prime sentenze di questo ultimo contenzioso. Favorevoli, anche stavolta, ai precari rilegati in coda ed in certi casi privati del ruolo: a Palermo il giudice ha infatti disposto l’assunzione a tempo indeterminato di tredici precari in questa situazione.
Secondo l’Anief, che ha perorato la loro causa, “a Palermo si chiude simbolicamente la partita iniziata nel 2007 dal giovane sindacato che ha proprio nel capoluogo siciliano la sua sede nazionale”.
La partita, tuttavia, non è proprio terminata: sono in attesa di risposta più di 400 ordinanze cautelari di analogo contenuto negli altri Tribunali d’Italia. Che se seguiranno lo stesso iter potrebbero determinare un vero terremoto: con migliaia di ricorrenti messi in ruolo dai giudici. Una soluzione che, in tempi di spending review, non sarà certo ben digerita dal Governo e dall’amministrazione chiamata a risparmiare pure con la salute degli inidonei.
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