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Presidi: con turn over avanzano le donne, ma l’età media rimane alta

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Il recente turn over dei dirigenti scolastici, a seguito dei 2.199 neo assunti all’inizio di quest’anno scolastico, sta cambiando il profilo del preside tradizionale: oggi la maggior parte dei capi d’istituto sono infatti donne con un’età più vicina ai 50 anni che ai 60. 
Certo, niente a che vedere con l’età media di manager e direttori a capo di aziende, industrie o società private, dove sono in prevalenza quarantenni.
I dati sono stati pubblicati dall’ufficio studi e programmazione del Ministero della Pubblica istruzione, al termine di una ricerca analitica dei vincitori del doppio concorso per dirigenti: quello ordinario, per titoli ed esami bandito nel 2004, e quello riservato, svolto nel 2006 dagli insegnanti in prevalenza impegnati da anni come vicari.
Ebbene, il ricambio di circa un quarto dei capi d’istituto, avrebbe ridotto, ma non di troppo, la loro età media: da 60 è infatti passata a 53 anni. Ciò è dovuto alla prevalenza di aspiranti presidi avanti negli anni: basta dire che tra gli assunti ben 404 avevano più di 60 anni e solo un centinaio meno di 40anni. In prevalenza, il 57%, aveva tra i 51 e i 59 anni. 
“L’età media dei dirigenti scolastici – commenta il Ministero – è ben oltre i 50 anni nonostante che i neo-dirigenti provenienti dal concorso ordinario siano mediamente più giovani (età media 50,5 anni), sia dei dirigenti attualmente in servizio (età media 59 anni) che dei neo-dirigenti provenienti dal concorso riservato (età media 55,5 anni)”.
Significativo anche il dato che caratterizza il sesso dei neo immessi in ruolo: in controtendenza con le precedenti assunzioni in blocco, 67 dirigenti su 100 sono risultati infatti donne. “Che la scuola sia ‘donna’ ed ‘over 50’ è un luogo comune – spiega sempre il rapporto – ma l’evidenza delle cifre lo conferma, infatti nella dirigenza scolastica la presenza femminile assume valori percentualmente molto più elevati che negli altri comparti pubblici”. 
La prevalenza di donne non è però assoluta, perché in alcune regioni si è registrata una preponderante presenza di vincitori di uomini: “in Campania, infatti, il 39,7% dei vincitori è donna, nel Molise il 33,3% ed in Calabria solo il 30,8%”. 
La conclusione, sempre per l’ufficio studi di viale Tastevere, è che “questi fenomeni sono conseguenza del fatto che l’accesso alla dirigenza scolastica è riservato esclusivamente ai docenti (in prevalenza donne) e che i meccanismi selettivi adottati nella valutazione dei punteggi dei concorsi banditi hanno favorito l’ingresso di soggetti prossimi alla pensione”.