Ogni anno, all’avvicinarsi di settembre, i social vengono invasi da video e meme che ritraggono insegnanti sconsolati al pensiero del rientro in classe. Battute che fanno sorridere, ma che rischiano di trasmettere un messaggio ambiguo e svalutante. È su questo che l’educatrice e autrice Silvia Ferrari ha voluto richiamare l’attenzione, invitando docenti e opinione pubblica a riflettere: davvero vogliamo che studenti e famiglie vedano la scuola come un luogo di frustrazione e stanchezza, invece che come un’esperienza vitale e appassionante?
Secondo l’esperta, l’insegnamento non è soltanto un lavoro, ma un percorso che coinvolge dimensioni personali e sociali, che si rinnova costantemente insieme ai cambiamenti della società. E se quest’ultima appare sempre più fluida e incerta, come ricordano pensatori come Bauman e Morin, allora diventa ancor più importante evitare rappresentazioni superficiali e polemiche fini a sé stesse. “Lasciamo le battute ai comici – osserva Ferrari –. La scuola merita narrazioni diverse, capaci di valorizzare il suo ruolo educativo e trasformativo”.
Le scienze dell’educazione ci parlano infatti di esperienze positive: si può imparare divertendosi, innovando, coinvolgendo attivamente le alunne e gli alunni. Per l’educatrice continuare a ridurre la scuola a un luogo di lamenti e insofferenze significa contribuirne alla svalutazione. Eppure, proprio la scuola custodisce competenze, professionalità, possibilità di crescita che incidono profondamente sulla vita delle persone.
Da qui le domande cruciali che Ferrari pone ai docenti: quale messaggio vogliamo lasciare quando parliamo di scuola? Che tipo di percorso professionale ed educativo vogliamo costruire? L’educatrice insiste sull’importanza di parole e gesti concreti che possano fare davvero la differenza. “Sorridere, divertirsi, ridere e impegnarsi per imparare si può – ricorda citando Dewey – e se nascono lezioni innovative che coinvolgono gli studenti in modo attivo e dinamico, ancora meglio”.
La proposta di Ferrari è chiara: iniziare l’anno scolastico con entusiasmo, mostrando orgoglio per il proprio mestiere. Piccole frasi, anche sui social, possono ribaltare la prospettiva: “Che bello, si torna a scuola, ci saranno lezioni interessanti”. Oppure: “Faccio il lavoro più bello del mondo, sono una prof”.
Dimostrare che i docenti credono nella scuola, conclude Ferrari, è il primo passo per aprire nuovi orizzonti oltre i libri e le prestazioni. Il resto, verrà cammin facendo.