Un fondo da 200 milioni di euro all’anno per sostenere iniziative educative e ricreative non formali: è il cuore della proposta di legge (Atto n. 1311), ora all’esame delle Commissioni Cultura e Affari Sociali della Camera. Una proposta che ha il raro merito di incontrare un ampio consenso trasversale tra le forze politiche e che punta a rafforzare l’impegno educativo pubblico attraverso una strategia strutturale e territoriale.
Il testo (cui oggi dedica ampio spazio Vita.it, da sempre attentissimo a questo tema), contiene 5 articoli nei quali si definisce un quadro organico per sostenere e ampliare il “tempo scuola” con attività non formali, volte a contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale.
L’articolo 1 richiama esplicitamente il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni nei processi decisionali, in linea con le Linee guida per la partecipazione di bambine e bambini, adottate nel 2022 ma ancora poco conosciute. Un invito chiaro a rendere l’ascolto e la partecipazione dei minori parte integrante della vita scolastica e comunitaria.
Il cuore operativo della legge è l’articolo 2: 200 milioni annui assegnati ai Comuni, con l’obbligo di destinare almeno il 50% dei fondi a iniziative realizzate con la co-programmazione e co-progettazione previsti dal Codice del Terzo Settore. Si valorizzano così le sinergie tra enti locali, scuole, realtà del terzo settore e religiose. Il fondo servirà anche a ridurre i costi a carico delle famiglie, tenendo conto delle condizioni socioeconomiche.
L’articolo 3 apre le porte alla scuola: i Comuni potranno finanziare attività in collaborazione con le istituzioni scolastiche anche durante l’orario scolastico o nei periodi di sospensione delle lezioni, con un’attenzione inedita alla valorizzazione delle competenze acquisite dagli studenti.
Infine, l’articolo 4 istituisce un Osservatorio nazionale che dovrà monitorare, valutare l’impatto e aggiornare il Piano triennale per l’educazione non formale.
Una proposta che riconosce l’urgenza educativa del nostro tempo e tenta di strutturare in modo stabile ciò che spesso è lasciato alla buona volontà. Un’opportunità per restituire alla scuola e alle comunità locali un ruolo centrale nella crescita dei giovani.