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Pubblicati gli atti del 58° Convegno sugli Studi pirandelliani

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Sono stati pubblicati gli Atti del 58° Convegno di studi pirandelliani relativi ai “Sei personaggi in cerca d’autore. 1921-2021”, la commedia di Pirandello della quale ricorre il centenario della sua prima rappresentazione a Roma, al teatro Valle, il 9 maggio 1921, e poi a Milano, al Teatro Manzoni, il 27 settembre dello stesso anno.

Curati da Stefano Milioto, e pubblicati da Edizioni Lussografica, le relazioni sono di Rino Caputo: Il Personaggio e l’Autore. Pirandello celebra Dante;  Pasquale Guaragnella: Grovigli d’autore e senno di poi. Note sulla Prefazione ai Sei personaggi; Guillame Bernardi: Come fare laboratorio teatrale con i Sei personaggi in cerca d’autore; Alessandro Tinterri: Sei personaggi in cerca d’autore ovvero Pirandello nostro contemporaneo; Beatrice Alfonzetti: La tragedia classica rinnovata dal finale fisso e circolare; Annamaria Andreoli: Dinamiche di generi nei Sei personaggi in cerca d’autore; Belen Hernandez Gonzalez: Sei personaggi in cerca d’autore nella scena spagnola, prospettive dopo un secolo; Jorge Dubatti: Pirandello in Argentina: nuovi approcci. Sei personaggi in cerca d’autore in scena a Buenos Aires e nella provincia di Buenos Aires; Novella Di Nunzio: Pirandello in Lituania: il caso del teatro;  Ivan Pupo: Nel retrobottega dell’esperimento. Sei personaggi tra Dostoevskij e Crémieux;  Maria Gabriella Cambiaghi:  Dai Sei personaggi alla Trilogia: un itinerario tra testo e rappresentazione;  Graziella Corsinovi: La genesi del personaggio: un percorso tra filosofia, psicologia, metapsichica, teosofia attraverso i seduttivi input critici di Luigi Capuana; Maria Rosaria Vitti Alexander: Ricezione, messinscene e traduzioni del dramma Sei personaggi in cerca d’autore negli Stati Uniti; Donato Santeramo: Ricezione, messinscena e traduzione di Sei personaggi allo Show Festival in Canada;  Paolo Puppa: Sei personaggi in cerca di regista. Gli ultimi cinquant’anni di messinscene; Sarah Zappulla Muscarà: Divina inarrivata inarrivabile Vera e la compagnia di Dario Niccodemi;  Anton Giulio Mancino: Il piccolo schermo in cerca dei Sei personaggi.

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Poderoso convegno come si vede per le tematiche affrontate relative alla commedia pirandelliana che più di ogni altra aprì all’autore la conoscenza “planetaria” e in qualche modo determinò il Nobel per la letteratura nel 1934. Ma fu pure un’opera che schiuse altri fronti espressivi al teatro borghese, prima mai esplorati, e che innescò le scintille del successivo teatro dell’Assurdo, comprese le visionarietà di Strindberg, mentre Bert Brecht sperimentava il “Teatro epico”. Pirandello non vuole “estraniare” il pubblico, al contrario propone personaggi e situazioni in cui ciascuno si ritrovi, si immedesimi, “perché la tragedia la viviamo”, e talvolta pure ci si può smarrire in essa, come avvenne per quella porzione di pubblico alla prima di Roma che fischiò l’opera: “manicomio” fu gridato, forse nella inconscia percezione che da quel momento il teatro avrebbe preso altre e inimmaginabili vie. Prima delle tre opere della trilogia pirandelliana del “teatro nel teatro” insieme a “Ciascuno a modo suo” (1924) e “Questa sera si recita a soggetto” (1928-1929), iSei personaggi, affrontano il rapporto tra arte e vita, tra i personaggi e il loro autore, e tra gli attori e il pubblico, come metafora della condizione dell’essere umano, in bilico tra verità e finzione. E tutti gli interventi presenti nel volume trattano, da varie angolazioni e da diversi punti di vista, osservati attraverso la poetica di Pirandello, compresi brani della sua vita personale, questa geniale “commedia nella commedia”, il suo evolversi tra le anse della sensibilità dell’autore: nel mito, come sottolinea Alfonzetti, nella “tragedia classica” trasformata.

E l’impatto fu subito fantastico nella compagnia di Dario Niccodemi, quando gli attori lessero il copione la prima volta: “Pirandello si presentò con questo libro (…) e siamo rimasti tutti spaventati perché non avevamo idea di questa roba! Io non ho mai letto nulla di smile. Qui c’è creazione vera e propria. Per me questa è una tragedia greca”: a dichiaralo è Luigi Almirante, il primo Padre, come richiama Sarah Muscarà nel suo intervento nel quale non manca di evidenziare pure l’inarrivabile perfezione artistica di Vera Vergani nei panni della Madre, e della quale racconta pezzi di vita, mentre di notevole valore documentario appare l’Appendice, dove sono riportate le recensioni della stampa dell’epoca, più propensa a valutare la commedia che non la splendida recitazione degli attori, come lamenta lo stesso Niccodemi. 

Pirandello avrebbe tuttavia preferito, in un primo momento, la compagnia del grande Ruggero Ruggeri, assai noto all’epoca, nella convinzione di un più certo successo, compresi, forse, incassi più cospicui. L’attore rifiutò per altri impegni, mentre la commedia, dopo il successo conclamato di Milano, varcò pure i confini nazionali, come si precisa negli interventi relativi alla ricezione all’estero, comprese le difficoltà di traduzione e di messa in scena, dentro cui inciampò anche Max Reinhardt, il grande regista tedesco e fra in primi grandi innovatori della scena teatrale. È poco noto tuttavia che su “Il Tevere” del 22/23 luglio 1942, dopo l’annuncio della trasposizione cinematografica dei “Sei personaggi”, Giorgio Almirante, il nipote di Luigi, scrive sulla sua rubrica Fotogrammi: “Si tratta di audacia o di inconsideratezza? (…) Trattandosi di un’opera teatrale al mille per mille, vogliamo dire di un’opera legata ad una certa forma di teatro o a una certa fase dell’evoluzione del nostro teatro, il cinematografo dovrebbe trovarsi in tali condizioni di inferiorità da essere messo addirittura in disparte senza scampo”. Come dire che il cinema, nonostante le sue diavolerie tecniche, mai potrà rappresentare quel “sacro” che solo sulla scena è possibile riprodurre.

(da La Sicilia del 14/62021) 

Segnaliamo questa recensione ai docenti che volessero approfondire non solo il personaggio Pirandello, ma anche, e soprattutto, il valore poetico e artistico dei “Sei personaggi”, che risulta una pietra miliare nell’evoluzione del teatro in tutte le sue successive evoluzioni. 

Pasquale Almirante