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Questionario choc in un liceo di Perugia: tra le 10 colpe più gravi dell’uomo la convivenza e l’omosessualità

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È lecito che un docente di religione possa chiedere ai suoi studenti quali sono le dieci peggiori colpe di cui un uomo si può rendere artefice nel corso della sua vita? Sicuramente sì, visto che c’è libertà di insegnamento. Soprattutto perchè appare logico condannare azioni come “smerciare droga, fare la guerra, sequestro di persona, evadere il fisco, esportare capitali”. Ma se tra le colpe presentate agli studenti figurano anche la convivenza, il divorzio e l’omosessualità il discorso cambia. Anche molto. Per l’Unione degli Studenti certi accostamenti risultano particolarmente gravi. Non solo perché non hanno nulla di educativo. Ma rientrano nella sfera dal mancato rispetto delle diversità. Tanto che definiscono quel questionario “omofobo”. 
Per loro quel prof di religione, in servizio nel liceo Classico Mariotti di Perugia, avrebbe presentato un questionario con riferimenti ottocenteschi: come altro definire, altrimenti, la lista presentata agli studenti a cui “attribuire un valore da 0 a 10 in ordine di gravità alle principali colpe di cui un uomo si può macchiare”?
Quello che l’associazione studentesca reputa un vero e proprio “calderone di presunte colpe” è un questionario “pieno di affermazioni particolarmente gravi per essere diffuse in una scuola in cui dovrebbe essere garantita agli studenti un’educazione sessuale e all’affettività libera. Soprattutto al rispetto per l’altro: numerose ‘colpe’ – continua l’UdS – sono a nostro avviso inaccettabili. E’ inoltre inaccettabile uno scavalcamento così marcato della laicità, ad esempio sulla questione del divorzio”.
Agli studenti non va particolarmente giù il modo in cui si “affronta il tema dell’omosessualità, considerata una colpa. In una scuola non si dovrebbe educare a discriminare, isolare e a considerare colpevole chi ha un differente orientamento sessuale. Bisognerebbe invece promuovere una cultura di rispetto reciproco e valorizzazione delle differenze”.
L’Unione degli Studenti chiede quindi l’intervento immediato del Miur. “Fa riflettere parecchio – continua l’associazione – che l’episodio avvenga a pochi giorni dall’approvazione della legge contro l’omofobia alla Camera”. E per questo l’UdS si rivolge anche al Parlamento, perchè ridiscuta “l’emendamento alla luce delle gravi conseguenze sociali che esso può produrre, come ad esempio giustificare un episodio come quello appena avvenuto”.
Severo anche il giudizio dell’associazione Omphalos: “mentre le cronache ci raccontano tanti casi di giovani ragazzi omosessuali, che arrivano al suicidio perché si sentono soli, emarginati e derisi dai propri compagni – osserva l’Omphalos – la scuola si mostra spesso carente nel fornire garanzia di inclusione a qualunque individuo nel gruppo classe, mancando inevitabilmente l’obiettivo fondamentale di disperdere atti di bullismo e discriminazione”.
L’associazione Omphalos Arcigay Arcilesbica di Perugia, ricevuta la segnalazione da parte di alcuni degli allievi, non si è limitata alla condanna, ma ha presentato una denuncia all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni del ministero per le Pari opportunità (Unar), chiedendo “con forza anche l’intervento della Regione Umbria”. 
Eppure è proprio un ex alunno – gay dichiarato – del docente a chiedere di “non ingigantire” la questione: “E’ un bravo professore – ha confermato all’Ansa l’ex alunno dell’insegnante – e non è omofobo. E’ stato soltanto ingenuo. L’unica mancanza professionale é stata quella di non avere dato spiegazioni in merito al questionario e al concetto di ‘colpa'”. 
“Il questionario esiste – ha spiegato – e l’anno scorso, così come quest’anno, lo stesso docente lo aveva sottoposto alla mia classe. Si tratta di una scheda non scritta da lui, ma redatta anni fa da uno studioso. Ebbe su di me un impatto forte dal punto di vista emotivo e mi sentii offeso e discriminato.
Il problema – ha osservato – è che ci fu consegnato senza alcuna spiegazione. Il fine ultimo era quello di promuovere una discussione approfondendo i vari temi. Cosa che poi abbiamo fatto, dividendoci in gruppi di lavoro”.