Si aggiungono altri tasselli alla tragedia avvenuta venerdì 16 gennaio in una scuola di La Spezia, dove uno studente ha accoltellato a morte un compagno di scuola. “Meglio in carcere che a casa. Voglio morire”, queste le parole amare che ha pronunciato l’aggressore, che è stato arrestato.
Come riporta La Repubblica, al centro della lite tra i due ci sarebbe infatti una foto che ritraeva la vittima con la ragazza dell’aggressore, che risalirebbe ai tempi in cui erano bambini. Tanto sarebbe bastato ad accendere la furia omicida del giovane.
Il ragazzo violento sostiene di aver comprato due giorni prima dell’omicidio in un negozio di cinesi e che avrebbe portato a scuola per difendersi “da minacce ricevute”. Ma da chi? Non è chiaro. Ma la giudice ritiene che le sue dichiarazioni “non siano in alcun modo credibili”. A partire da quelle in cui sostiene che voleva solo ferire il giovane alla gamba e a un piede per “mandargli un segnale”.
Nel frattempo la ragazza “contesa” ha dichiarato: “Sono distrutta, la vita della mia famiglia è rovinata. Forse era meglio non impicciarmi, ma il senso di colpa mi avrebbe uccisa. Vivo barricata in casa, nella mia cameretta. Mia mamma ha paura di uscire di casa, mio padre si vergogna di andare al lavoro. E io non andrò a scuola per un bel po’. A scuola mi hanno detto di fare un lungo periodo di assenza che non verrà segnato. Molti insegnanti mi contattano ogni giorno per sapere come sto”.
“Quella mattina era sembrato strano, sembrava un altro. E dopo essere venuto in classe con il coltello insanguinato mi ha detto ‘O mia, o di nessuno'”, ha concluso. Una frase che fa riflettere sull’incapacità di gestire le emozioni di molti giovani uomini che vedono le loro partner come oggetti da possedere, problema che potrebbe essere, secondo molti, almeno attenuato dall’educazione relazionale a scuola.
Come riporta La Repubblica, oggi i compagni del ragazzo ucciso sono entrati a scuola, in una decina. E sono corsi fuori dall’istituto piangendo, dopo pochi minuti. “Noi in questa scuola non ci possiamo più entrare”, raccontano tra le lacrime. “Abbiamo bisogno di aiuto, rivedere il posto dove Aba è stato ucciso è un incubo”.
C’è tanta rabbia verso alcuni insegnanti accusati di sapere che l’aggressore da tempo andava a scuola con il coltello, e non aver fatto nulla per impedirlo.
Nel frattempo domani, 21 gennaio, dovrebbe essere il giorno dell’autopsia sul corpo di Abanoub. Per giovedì, così, potranno essere fissati i funerali, e indetto il lutto cittadino.