Gli esami di idoneità nella scuola secondaria di secondo grado consentono l’ammissione ad una classe successiva alla prima, e la disciplina prevista dal D.Lvo 297/94 prevedeva, fino all’introduzione delle nuove regole, la possibilità di recuperano fino a quattro anni scolastici in una sola sessione.
Il D.L. 7 aprile 2025, n. 45 (art. 5, comma 3), convertito con modificazioni dalla Legge n. 79/2025 ha modificato le disposizioni di cui all’art.192 del TU della Scuola, specificando che “L’alunno o lo studente può sostenere nello stesso anno scolastico, presso una scuola del sistema nazionale di istruzione, gli esami di idoneità per non più di due anni di corso successivi a quello per il quale ha conseguito l’ammissione per effetto di scrutinio finale”.
La disposizione legislativa introdotta ad aprile scorso ha affidato ad un decreto ministeriale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla sua entrata in vigore, la definizione delle tempistiche e delle modalità di svolgimento degli esami di idoneità, nonché le misure di vigilanza per garantirne il corretto svolgimento.
Tuttavia, nonostante sia ampiamente decorso il termine di sessanta giorni previsto dal Legislatore, il decreto ministeriale non è stato ancora emanato, con la evidente conseguenza che le nuove disposizioni in tema di esami di idoneità non possono che trovare applicazione a partire dal nuovo (ormai iniziato) anno scolastico 2025/2026 e, in ogni caso, non prima che venga emanato il decreto ministeriale attuativo.
Se già lo scorso mese di giugno era palesemente chiaro ai più, che l’applicabilità delle nuove disposizioni non poteva che slittare all’a.s. 2025/2026, e comunque dopo l’emanazione delle disposizioni di dettaglio da parte del Ministero, nonostante ciò si è registrata a livello nazionale una difforme applicazione delle norme.
Difatti, a differenza del resto d’Italia, incredibilmente nella regione Sicilia l’Assessorato all’Istruzione con la circolare con cui annualmente rende le indicazioni operative per le scuole paritarie, ha ritenuto immediatamente applicabili le nuove regole sugli esami di idoneità già per le sessioni da svolgersi nei mesi di agosto e settembre 2025.
L’applicazione in via diretta delle nuove disposizioni, prive – si ripete – di norme regolamentari attuative, ha determinato evidenti danni e disagi per i gestori delle scuole paritarie siciliane, presso le quali molti alunni, per lo più studenti-lavoratori, si erano preparati ad inizio anno scolastico per affrontare nella sessione 2025 l’esame di idoneità per l’ammissione al quinto anno, con il recupero quindi dei primi quattro anni.
L’impossibilità di sostenere l’esame di recupero di quattro anni, applicato nella sola regione Sicilia, ha quindi costretto numerosi alunni ad “emigrare” verso istituti paritari di altre regioni, per lo più Toscana e Campania, dove, come in tutto il resto d’Italia, hanno giustamente trovato ancora applicazione le previgenti disposizioni legislative che consentivano lo svolgimento dell’esame di recupero fino ad un massimo di quattro anni.
Peraltro, a quanto risulta, nessuna scuola paritaria in Sicilia ha ricevuto la nomina da parte dell’Ufficio scolastico regionale del presidente esterno degli esami di idoneità, figura prevista dalla riforma per le ipotesi in cui gli anni scolastici da recuperare fossero superiore a uno (e questa evenienza riguarda in sostanza tutti gli istituti paritari).
Le nuove regole, si ripete applicabili dal corrente a.s. 2025/2026, prevedono quindi che ogni candidato potrà recuperare al massimo due anni scolastici con un singolo esame.
Ad esempio, il candidato che abbia superato solo il primo anno della scuola secondaria di secondo grado, potrà sostenere l’esame di idoneità per recuperare al massimo il secondo e il terzo anno e, quindi, ottenere l’iscrizione al quarto anno.
Le tempistiche, le modalità ed i dettagli di tutte le misure attuative devono tuttavia ancora essere divulgate dal Ministero e, solo dopo l’emanazione di apposito decreto ministeriale, sarà definitivamente chiaro il quadro delle nuove regole per sostenere l’esame di idoneità.
È certo tuttavia, che merita di essere approfondito in sede ministeriale il diverso approccio da parte di alcune regioni, a quanto risulta solo la regione Sicilia, in merito alla corretta applicazione delle nuove disposizioni, anche al fine di garantire, come dovuto, la parità di trattamento a livello nazionale degli alunni e delle stesse scuole paritarie.