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Regionalizzazione scuola, un forte no della Flc Cgil Calabria

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Il nodo dell’autonomia differenziata e in particolar modo della regionalizzazione della scuola, preoccupa il sud Italia, per tale motivo abbiamo intervistato il Segretario generale FLC CGIL Calabria Domenico Denaro.

Quali azioni sindacali pensate di mettere in campo per fronteggiare l’idea di regionalizzare l’Istruzione?

L’appello contro la regionalizzazione del sistema di istruzione, promosso dai sindacati maggioritari della scuola e da diverse associazioni presenti nel paese, riveste un’importanza, soprattutto per la nostra regione, di grande rilevanza politica. Un’azione determinante per il contrasto alle richieste avanzate dalle regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia al Governo, su ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione. Ed è proprio da una delle ultime province d’ Europa, la Calabria, che è partita un’azione sindacale regionale ed unitaria, il cui obiettivo punta al più ampio e possibile coinvolgimento di tutti i lavoratori dei settori della conoscenza sui reali pericoli che nasconde la richiesta di regionalizzazione dei diritti civili e di cittadinanza come quello alla salute, all’istruzione, al welfare e alla giustizia.

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Quali reazioni state riscontrando all’interno delle scuole quando vi riunite in assemblee sindacali?

Una risposta importante e non isolata quella che abbiamo visto a Crotone durante l’assemblea cittadina del 29 marzo 2019. Importante sì per la numerosa partecipazione, ma soprattutto per la preoccupazione e consapevolezza emerse durante gli interventi che hanno caratterizzato i lavori. Un dibattito ricco, sollecitato dall’ introduzione di Andrea Del Monaco, esperto di fondi europei e autore del libro “Sud Colonia Tedesca –La questione meridionale oggi –“ che attraverso l’illustrazione e l’analisi dei dati in suo possesso, ci ha aiutato a comprendere la crisi che il Mezzogiorno sta vivendo per gli effetti dell’austerità imposta dall’Europa e, contestualizzando il delicato tema dell’autonomia differenziata, le ricadute che le politiche di una redistribuzione asimmetrica del gestito fiscale sul territorio nazionale, avranno all’interno della nostra Regione.

L’autonomia differenziata è un’opportunità o un pericolo per il futuro del Paese?

In un momento storico particolare, come quello che stiamo vivendo, dove si è costretti ad assistere, in nome di una difesa di valori e tradizioni che oggi si vorrebbero far credere seriamente minacciate ed in pericolo dalle cosiddette forze buoniste e comuniste, si sta in realtà assistendo ad un inesorabile arretramento dei diritti e delle conquiste degli ultimi 150 almeno. La partecipazione, alla conferenza internazionale, dei Ministri leghisti Salvini, Fontana e Bussetti ne sono un chiaro e valido esempio, poiché vanno nella direzione diametralmente opposta rispetto a quella indicata dalla nostra carta costituzionale e sulla quale, al di là delle loro personalissime convinzioni, hanno giurato fedeltà. Anche il reiterato invito al maggiore impegno, fatto sempre dal solito Ministro leghista Bussetti, a quella che potremmo considerare la nuova classe “proletaria” lavoratrice della scuola, dimostra ,oggi, come i temi che dovrebbero stare a cuore ad una delle democrazie, fino a poco tempo fa considerata fra le più avanzate del pianeta, non sono quelle della tutela del salario, del contratto collettivo nazionale, della coesione culturale e sociale, ma della subalternità del diritto, della piena realizzazione umana e professionale ad un’ alienazione sociale/economica, che rappresenta oggi il terreno fertile sul quale l’autonomia differenziata, che si sta seminando, rischia di concretizzarsi.

Pensate allo sciopero generale e ad altre forme di mobilitazione per dare un segnale forte contro la regionalizzazione dell’Istruzione?

Occorre a questo punto, di fronte al tentativo in atto di disgregazione del sistema unitario di istruzione, con il rischio concreto di una regionalizzazione degli organici, dei salari, della mobilità, del reclutamento e del diritto allo studio e dell’impatto che tutto ciò avrebbe sulle future generazioni, mantenere uniti, chiamandoli alla mobilitazione, i lavoratori della scuola, dell’università, della ricerca e dell’alta formazione artistica e musicale. La proclamazione dello stato di agitazione voluto dalla FLC CGIL insieme alle altre sigle va in questa direzione: è necessario riaprire la trattativa sul rinnovo contrattuale; è necessario riportare la discussione in atto sull’autonomia differenziata, all’interno del quadro normativo vigente; è necessario coprire, attraverso misure concrete ed efficaci tutti i posti disponibili; è necessario, infine, investire in maniera solidale e d equa sui settori dell’istruzione e della conoscenza. Tutto questo è necessario, in assenza di risposte concrete sarà sciopero.