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10.02.2026

Safer Internet Day, 8 ragazzi su 10 dipendenti dai device: la soluzione è vietare i social agli under 16?

Oggi, 10 febbraio, è il Safer Internet Day (SID), la giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Gli obiettivi? Rendere giovani e adulti consapevoli delle opportunità e dei rischi della Rete.

L’evento della Polizia di Stato

Questa mattina, in occasione del Safer Internet Day, si è tenuto l’evento nazionale all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. I numeri confermano il grande interesse e coinvolgimento delle scuole, con la presenza di oltre 1.200 studenti in sala e oltre 241.000 collegati in streaming da tutta Italia.

Il format dell’evento si è rinnovato e, proprio per parlare la stessa lingua dei ragazzi, alla conduzione, insieme al giornalista Luca Pagliari, si sono alternati due content creator, Emily Shaqiri e Alessandro Tomatis, oltre alla partecipazione in sala di Pier Glionna, Anastasia di Lorenzo, Nate Iacono.

Nella prima parte della mattinata sono intervenuti il Direttore della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica Ivano Gabrielli e Bruna Olivieri, Country Manager di Unieuro che hanno voluto trasferire vicinanza ai ragazzi e alle loro problematiche, ribadendo l’impegno congiunto nell’ascolto, nella sensibilizzazione a questi temi e nel favorire il dialogo intergenerazionale per far sentire i ragazzi meno soli.

Le testimonianze

Sul palco è intervenuta anche Iris di Domenico, giovane content creator e speaker radiofonica, che ha condiviso il suo percorso di rinascita dopo episodi di bullismo e il suo punto di vista sul mondo digitale, in una prospettiva vicina ai suoi coetanei.

Le illustrazioni del nuovo libro sono state interamente realizzate da Margherita Caspani, giovane talento milanese vincitrice di numerosi riconoscimenti internazionali.

Quest’anno, inoltre, per la prima volte le audiostorie del libro saranno arricchite anche dalle letture dei content creator Giusy e Martina Di Fratta, Samu Mara oltre a quella di Iris Di Domenico.

L’evento di oggi ha ribadito un principio cardine del progetto: la tecnologia funziona davvero solo quando resta connessa alle persone e al loro lato più umano. Un messaggio che è stato il filo conduttore dell’intera giornata e che continua a guidare il progetto #cuoriconnessi: perché, anche in un mondo in continua evoluzione digitale, dietro ogni schermo ci saranno sempre storie ed emozioni da ascoltare.

Per i dieci anni di attività #cuoriconnessi raddoppia e, oltre all’evento dedicato ai ragazzi, oggi pomeriggio alle ore 18.00 sempre presso l’Auditorium Parco della Musica – Sala Sinopoli, è previsto un incontro in presenza dedicato ai genitori, per approfondire le dinamiche del mondo online e delle nuove tecnologie, sempre più presenti nelle nostre vite e provare a comprendere meglio il rapporto dei nostri ragazzi con il digitale e la rete.

Tra gli ospiti Gianluca Dradi, Dirigente Scolastico del Liceo Artistico e Musicale “Nervi-Severini” di Ravenna, Vincenzo Schettini, professore, musicista e conduttore televisivo, noto al pubblico per il suo canale YouTube “La fisica che ci piace” ed Enrico Teta, psichiatra ed esperto di dipendenze.

Divieto di uso dei social agli under 16, presto in Italia?

A proposito di Internet e dell’uso massiccio tra i giovani, in questo periodo di parla molto della possibilità di vietarne l’accesso agli under 16. In Australia tutto ciò è già realtà e sono molti i paesi del mondo che guardano alla scelta di Canberra per vedere se questa posizione possa diventare un modello.

Nel Parlamento italiano c’è una proposta di legge bipartisan che prevede il divieto di accesso ai social fino a 14 anni. L’11 dicembre, al Senato, inoltre, è nato un Intergruppo Parlamentare su social network, dipendenze digitali e uso consapevole degli smartphone, promosso dalla senatrice M5S Barbara Floridia, ex docente e oggi Presidente della Commissione Vigilanza Rai.

L’intervento dall’Australia

Julie Inman Grant, Commissaria eSafety del Governo australiano, è intervenuta oggi all’evento “Crescere con l’Intelligenza Artificiale. Scelte consapevoli in un mondo connesso” organizzato da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day.

Nel suo intervento Inman Grant ha illustrato l’approccio adottato dall’Australia negli ultimi dieci anni, fondato su tre pilastri operativi: prevenzione attraverso l’educazione digitale, protezione tramite sistemi di segnalazione e rimozione dei contenuti illegali e un intervento sistemico che oggi trova piena espressione in un quadro normativo allineato al Digital Services Act europeo.

“Questo terzo pilastro mancava nel nostro sistema legislativo – ha spiegato – ed è qui che entra in gioco il cambiamento proattivo: la tecnologia corre sempre più veloce delle politiche e noi non possiamo permetterci di restare indietro come regolatori. Per questo abbiamo avviato il programma di future casting nel 2017 e lanciato l’iniziativa Safety by Design nel 2018, che riporta la responsabilità sulle piattaforme stesse: valutare rischi e danni fin dall’inizio, integrando misure di sicurezza sin dalla fase di progettazione, invece di intervenire dopo che il danno è già stato fatto. È importante notare che, la scorsa settimana, eSafety ha pubblicato un rapporto sulla trasparenza che indica come otto delle più grandi aziende tecnologiche del mondo non stessero facendo abbastanza per prevenire gravi reati contro i minori,  come adescamento, abuso sessuale ed estorsione sessuale, sulle loro piattaforme. Questa non è una questione di capacità tecnica, ma di volontà aziendale.”

Grant ha rimarcato inoltre che il ritardo nel consentire accesso ai social media agli under 16 ha un carattere protettivo e consente ai bambini e adolescenti di sviluppare capacità di resilienza digitale e di esercitare il proprio pensiero critico.

Con questo provvedimento 10 grandi aziende hanno disattivato oltre 4.7 milioni di account appartenenti a utenti australiani sotto i 16 anni nel primo mese.

“Ora entriamo nella fase più complessa: garantire che le aziende non consentano l’aggiramento sistemico delle regole. Le linee guida regolatorie chiariscono che le piattaforme sono responsabili di prevenire elusioni tramite VPN o falsificazione dell’identità; devono fornire strumenti di segnalazione facilmente individuabili per gli account under 16 non intercettati; e devono dimostrare un miglioramento continuo nell’accuratezza delle tecnologie e dei processi adottati” – ha concluso Grant.

Grant ha sottolineato come i sistemi di verifica dell’età rappresentino oggi un’infrastruttura fondamentale per il mondo digitale. Si tratta di infrastrutture che richiedono tempo e una responsabilità condivisa, affinché diventi scalabile a livello globale.

I dati

Ma quanto sono dipendenti da Internet i più giovani? Come riporta Il Sole 24 Ore, il 77,5% degli adolescenti italiani dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali. Il 41,8% indica una dipendenza moderata. Il 33,3% una dipendenza lieve mentre il 22,5% conferma di non sentirsi dipendente.

Se resta minima la quota, poi, di quelli che segnalano livelli di dipendenza gravi, siamo comunque di fronte a numeri generali cresciuti in solo anno di cinque punti percentuali. Nel 2024 infatti erano il 72,6% i ragazzi tra gli 11 e i 18 anni ad affermare di sentirsi in qualche modo dipendenti dai devices.

I dati sono stati raccolti dall’Associazione social warning – Movimento etico digitale. Lo studio individua confini e tendenze chiare: intanto gli adolescenti sono consapevoli di passare molto del loro tempo online. Sanno che questo ha conseguenze sulla loro salute mentale e fisica. E molti di loro riconoscono di avere una forma di dipendenza dalla tecnologia.

Allo stesso tempo, però, questa presa di coscienza difficilmente riesce a trasformarsi in un’azione di contrasto alle abitudini nocive. Infatti, tra quelli che dichiarano di aver provato a limitare l’(ab)uso dei dispositivi digitali, solo il 23,3% segnala di esserci riuscito.

Poi, se il 57% di loro dice di sentirsi “bene” nel mondo digitale, è in crescita il numero di quanti invece sostengono di non sentirsi né bene né male. Una tendenza che, secondo l‘Osservatorio “«”non indica un equilibrio, ma piuttosto una forma di assuefazione”»”. Internet non è più percepito come un spazio di incontro, di scoperta, di interazione. “Ma come un ambiente costante, inevitabile”.

L’immagine restituita dallo studio Social warning – Movimento etico digitale, conferma, da una parte che la maggior parte degli adolescenti percepisce di avere un livello di dipendenza dalla tecnologia. E, dall’altra, l’aumento di quelli che affermano di essere preoccupati degli effetti sulla loro salute mentale e fisica. Nel 2024 era il 60% a riconoscere conseguenze negative dell’uso eccessivo dei dispositivi sui livelli di attenzione, sulla qualità del sonno, sulla postura e sul benessere psicologico. Secondo gli ultimi risultati pubblicati, oggi oltre il 91% degli intervistati riconosceva un impatto diretto dell’abuso dei devices sul proprio benessere fisico e mentale. Nello specifico: il 72,2% crede che incida su entrambi. Il 15% solo in ambito psicologico, mentre il 4,1% esclusivamente sul corpo. Solo l’8,7% non ritiene esista una correlazione tra le due cose.

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