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10.02.2026

Pensa di non avere l’abbonamento, alunno con disabilità fatto scendere dal bus sotto la pioggia: altro caso dopo il bimbo di Belluno

Dopo lo scalpore che ha fatto la notizia relativa al bambino di undici anni del bellunese fatto scendere da un bus e lasciato solo nel percorso fino a casa, per undici chilometri, al freddo e al gelo per le strade innevate si è verificato un caso simile.

Il piccolo, com’è noto, è arrivato a casa in ipotermia, e la famiglia ha promesso battaglia. Il caso è diventato nazionale, e il bambino è stato anche invitato a partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina.

Come riporta Il Corriere della Sera, a Vicenza uno studente con disabilità è rimasto alla fermata del bus sotto la pioggia dopo essere stato fatto scendere perché credeva di aver dimenticato l’abbonamento.

Come sono andate le cose

A raccontare la vicenda a Il Giornale di Vicenza è stata la madre del ragazzo. Secondo le ricostruzioni, il quindicenne era uscito da scuola verso le 12 ed è andato a prendere l’autobus. Una volta sul mezzo, il ragazzo credeva di non avere con sé l’abbonamento, e sarebbe andato a informare immediatamente il conducente della cosa. Questi, di tutta risposta, gli avrebbe intimato di scendere, proprio mentre fuori iniziava a piovere.

La perplessità della madre

Fortunatamente, il quindicenne aveva con sé il cellulare, ed è riuscito ad avvisare la mamma e quindi a essere portato a casa dai nonni. La domanda della madre è relativa al comportamento dell’autista, in quanto sul sito di Svt, il trasporto pubblico locale, c’è scritto che in caso di abbonamento dimenticato è prevista solamente una multa, che “può essere annullata qualora entro 15 giorni l’utente possa dimostrare il possesso di un titolo nominativo”. Sulla vicenda, Svt ha annunciato di stare portando avanti le opportune verifiche.

La proposta per evitare casi del genere

Sul caso è intervenuto Assoutenti, che ha chiesto che venga introdotta una procedura nazionale uniforme, valida per tutte le compagnie di trasporto, che preveda l’obbligo di accoglienza e copertura del servizio quando un minore segnala una difficoltà. “Le aziende di trasporto pubblico locale devono adottare un principio chiaro e non negoziabile – le parole del presidente Gabriele Melluso -: nei casi di emergenza che coinvolgono minorenni, soprattutto se in condizioni di fragilità o disabilità, la priorità deve essere la protezione della persona. Un adolescente che segnala spontaneamente di non riuscire a trovare l’abbonamento non è un ‘furbetto’, ma un minore che sta chiedendo aiuto. In questi casi l’autista e l’azienda non possono trasformarsi in un ostacolo, ma devono essere parte della soluzione, garantendo almeno il raggiungimento della scuola o il rientro a casa in sicurezza”.

A intervenire anche il capogruppo del Consiglio regionale ed ex presidente del Veneto, Luca Zaia. “Dov’è finita l’umanità – le sue parole -, se un minore con disabilità che chiede aiuto viene lasciato solo? Un punto deve essere chiaro: il trasporto pubblico è un servizio e, come ogni servizio, vive di rispetto. E il personale a bordo deve essere degno interprete di questo. Un ragazzo con disabilità che si rivolge con correttezza all’autista per segnalare un problema non può essere trattato come un ‘furbo’. Non sono certo questi i soggetti che approfittano del trasporto pubblico: lo dicono i fatti, lo dice il comportamento di chi ha avvisato subito e con onestà. Esistono procedure che consentono di gestire la mancata esibizione del titolo, soprattutto per chi è abbonato: si verifica, si applicano le regole, si tutela la persona. Ma la prima regola, sempre, è non lasciare indietro nessuno, intimando di abbandonare il mezzo, tanto più se parliamo di minori e di persone fragili”.

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