Secondo quanto riportato da Open, un’insegnante salentina ha ottenuto una vittoria su tutta la linea davanti al Tribunale del Lavoro di Lecce. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) le avevano richiesto la restituzione di 7.205,19 euro per presunti stipendi percepiti indebitamente. Tuttavia, la pronuncia giudiziaria ha confermato che la pretesa dello Stato era del tutto infondata, azzerando la richiesta di pagamento.
La vicenda ha avuto inizio nel gennaio 2024, quando l’istituto comprensivo presso cui la docente lavorava ha emesso un nuovo decreto di ricostruzione della carriera. Interpretando in modo errato una precedente sentenza del 2023, l’amministrazione scolastica ha eliminato dal conteggio quattro anni di servizio pre-ruolo svolti tra il 1992 e il 1996, che erano stati già regolarmente riconosciuti. Questo “taglio” dell’anzianità ha fatto ricalcolare lo stipendio al ribasso, spingendo il Mef a notificare, nel febbraio 2025, un’ingiunzione di pagamento per recuperare le somme considerate in eccesso.
La docente, assistita dalla Flc Cgil di Lecce, ha deciso di opporsi ai provvedimenti e di ricorrere alle vie legali. Con la sentenza n. 4895/2026, depositata il 7 ottobre 2026, il giudice ha accertato la totale insussistenza del debito e ha ordinato la disapplicazione dell’ingiunzione e del decreto di ricostruzione della carriera. Il Tribunale ha chiarito che la pronuncia del 2023 non autorizzava in alcun modo la cancellazione del servizio pre-ruolo.
«Il giudice ha chiarito senza mezzi termini l’abbaglio dell’amministrazione», ha dichiarato Francesca Franza, segretaria generale della Flc Cgil Lecce. Il sindacato ha sottolineato come la sentenza restituisca serenità alla professoressa e rappresenti un importante precedente a tutela dei lavoratori contro gli automatismi burocratici dannosi.