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Rinnovo del contratto fermo, a rischio gli 85 euro di aumento. Mobilitazione dei sindacati

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La trattative per il rinnovo del contratto per quanto riguarda il comparto Istruzione e Ricerca è a un binario morto e secondo le ultime indiscrezioni sembra che al settore Scuola non verrebbero destinati neppure gli 85 euro medi mensili pattuiti con l’accordo del 30 novembre 2016 fra governo e sindacati.

I conti sul rinnovo del contratto degli statali non tornano, così come già segnalato da La Tecnica della Scuola.

Per rispettare l’impegno dell’aumento con gli 85 euro mensili, la manovra di bilancio ha portato, a regime, lo stanziamento per il contratto a 2,85 miliardi di euro.

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La Ragioneria generale dello Stato, nella relazione tecnica che accompagna la manovra, ha spiegato che questa somma garantisce un aumento, sempre a regime, del 3,48% per gli statali che, calcolato su una retribuzione media di 31.749 euro, garantisce 85 euro lordi mensili per tredici mensilità.

I conti, però, non tornano.

Il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi a Il Messaggero è chiaro: “Trasformare in percentuale l’aumento medio degli 85 euro, indistintamente su tutti i comparti, avvantaggia i comparti con le retribuzioni più elevate, in contrasto con l’accordo del 30 novembre che prevede la riduzione della forbice retributiva e la valorizzazione dei livelli retributivi che più hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione che, come è noto, comprendono la scuola che rappresenta il fanalino di coda nelle retribuzioni dei dipendenti pubblici”.

Dunque, le categorie di statali che già guadagnano di più, avranno aumenti maggiori. Quelle che guadagnano di meno, aumenti minori.

Un esempio per capire meglio.

I dipendenti degli enti pubblici non economici hanno una busta paga in media di 42.292 euro. Significa che, sempre applicando la percentuale del 3,48%, l’aumento medio mensile sarebbe di 113 euro.

I ministeri, invece, hanno retribuzioni medie lorde di 29.788 euro. Con un aumento del 3,48% avrebbero, invece degli 85 euro lordi mensili, 79 euro.

Il vero problema riguarda il settore della scuola. La retribuzione media, in questo caso, è di 28.343 euro. Applicando il 3,48%, l’aumento sarebbe di circa 76 euro lordi mensili.

“Nessuno può pensare che gli 85 euro possano rappresentare il recupero di ciò che è stato sottratto dai governi in questi dieci anni, ma pensare di ridurlo ancora equivale a una provocazione per il personale della scuola a cui non potremo che rispondere adeguatamente con azioni di mobilitazione”, conclude Turi.

La posizione della Flc Cgil

La Flc Cgil, in una nota, parla di situazione “inaccettabile perché noi abbiamo chiesto risorse aggiuntive non solo per avvicinare gli stipendi del personale di questo comparto a quelli dell’analogo personale europeo, ma anche per recuperare quanto gli stipendi hanno perso in questi dieci anni di blocco salariale”.

Inaccettabile “perché in particolare gli stipendi dei docenti e del personale della scuola hanno subito un taglio reale medio del 7,3%, a causa del blocco degli scatti d’anzianità e del taglio dei fondi d’istituto. Basta leggere i dati ufficiali del MEF per averne la prova: la media retributiva del personale della scuola  è passata dal 2009 a oggi da 30.570 a 28.343 euro”.

Se i patti e i tempi non verranno rispettati sarà inevitabile la mobilitazione. Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Rua e Snals Confasl hanno già fissato il primo appuntamento per giovedì 14 dicembre in piazza Montecitorio.

Il  governo, per ora, non ha ancora iniziato la vera trattativa sulla
parte economica. Appuntamento alla settimana prossima, quella che porterà al Natale.

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