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Risorse finanziarie sempre più ridotte per le scuole

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"La situazione finanziaria delle scuole si aggrava ogni giorno di più": questa volta a lanciare l’ennesimo grido d’allarme è l’Associazione Nazionale Presidi che qualche giorno fa ha scritto al Ministro protestando per una circolare della Direzione Regionale del Lazio che pone a carico delle  singole scuole le spese per i revisori dei conti.
Il timore dell’Anp è che la decisione del direttore generale del Lazio possa essere di fatto l’espressione "di un orientamento ministeriale che penalizzerebbe ulteriormente i già grami bilanci delle istituzioni scolastiche autonome".
"Le scuole
– protesta Giorgio Rembado, presidente della Associazione – hanno già assistito, negli ultimi anni, ad una progressiva riduzione dei finanziamenti per le spese di funzionamento, sia per la costante diminuzione del loro ammontare complessivo annuo, sia per effetto dello scaricamento sui bilanci scolastici di vari oneri (come, ad esempio, in anni recenti, quello relativo alla Tarsu)".
In effetti se si fanno due conti, si può facilmente constatare che le risorse ordinarie delle scuole bastano appena a garantire il funzionamento minimo dell’Istituzione: per esempio un circolo didattico di medie dimensioni riceve un contributo ministeriale che si aggira sui 12-14 mila euro.

Il pagamento della Tarsu incide per non meno di 6-7mila euro coperto quest’anno da separato contributo nella misura del 35-40% (quindi una "fetta" di almeno 3mila euro va ricavata dal contributo ordinario di cui si è detto); poi ci sono le spese postali (non meno di 1.500 euro all’anno); le spese d’ufficio (stampati e cancelleria) dovrebbero essere a carico dei Comuni che però molto spesso assegnano alle scuole un contributo forfetario che copre solo in parte le necessità; quindi per questa voce bisogna calcolare altri 1.500 euro almeno.

Un ufficio di direzione necessita poi di una fotocopiatrice (che a sua volta richiede materiali di consumo e manutenzione: totale 1000 euro come minimo); senza contare che le scuole devono provvedere anche a dotarsi dei presidi sanitari previsti dalla legge (per esempio le cassette del pronto soccorso): se ne vanno altri 1000 euro.

Alla resa dei conti, del contributo ordinario  restano sì e no 5/6 mila euro che dovrebbero servire per la didattica di una decina di plessi di scuola primaria e dell’infanzia!

Con quella cifra si riesce appena appena  a mantenere in funzione l’esistente e molte scuole quando un televisore si guasta sono costrette a fare la colletta fra i genitori!

L’autonomia scolastica diventa così una finzione, un puro e semplice "flatus voci", una espressione verbale e basta.

Le risorse – lo sappiamo – sono ormai ridotte all’osso e tutti devono fare sacrifici, ma allora non si capisce perchè i revisori dei conti debbano essere spesso spostati da una regione all’altra, anzi da un capo all’altro della penisola. Ci sono revisori di Napoli che svolgono il loro incarico a Torino e viceversa revisori torinesi che sono costretti a recarsi in Sardegna, a Ischia oppure – quanto tutto va bene per le casse delle scuole  – nella più vicina Portofino.

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