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Sciopero scuola 6 e 7 maggio, i Cobas chiedono +30% stipendi e ruolo unico docente, stop prove Invalsi, nuovi istituti tecnici e indicazioni nazionali

“La qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico dei suoi protagonisti”. A sostenerlo è il sindacato Cobas Scuola, che per le intere giornate di mercoledì 6 e giovedì 7 maggio ha confermato lo sciopero generale nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

I Cobas sostengono che occorre procedere con il “recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed Ata perso negli ultimi 30 anni. Gli aumenti del 6% nel contratto-miseria appena firmato”, la sezione economica del Ccnl 2025/27 sottoscritto ad inizio aprile, “non solo non compensano il forte calo dei salari, ma sono lontanissimi pure dal coprire l’inflazione del 14,8% dell’ultimo triennio. Questa continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di vita di docenti e Ata”.

Sempre sul fronte del trattamento economico del personale, secondo Cobas Scuola  “è necessario aumentare le risorse per le pensioni, garantendole pari all’ultimo stipendio e a un’età compatibile con la fatica fisica e psicologica del lavoro docente ed Ata. Il Fondo Espero è un’inaccettabile privatizzazione della previdenza, per giunta usando il liberticida silenzio-assenso per i neo-assunti”.

I Cobas, come avviene da diversi anni in questo periodo dell’anno scolastico, protestano anche perché “il 6 e 7 maggio nella scuola Primaria vengono somministrate le prove Invalsi; scioperando, si potrà impedire lo svolgimento di questi quiz inutili e dannosi che non hanno determinato sviluppi positivi nel sistema educativo; non misurano competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a risposta chiusa o aperta univoca; la valutazione delle competenze richiede strumenti specifici; hanno diffuso nelle scuole la pratica del /teaching to test/, sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva”.

Inoltre, Cobas Scuola sciopererà per il ritiro della riforma degli istituti tecnici, perché a detta del sindacato “riduce drasticamente il curricolo nazionale di 132 ore; taglia pesantemente le ore di Geografia, Italiano e Seconda lingua straniera; produce ulteriori esuberi e soprannumerari accorpando in un’unica materia (Scienze sperimentali) le discipline Stem (fisica, scienze, chimica, scienza della terra); immiserisce la didattica; anticipa l’alternanza scuola lavoro (Fsl) al secondo anno, trasformando lo studente quindicenne in un apprendista precoce; ripropone anacronisticamente il ritorno alla scuola di avviamento professionale; subordina definitivamente la scuola all’impresa con la filiera tecnico professionale 4+2 e i licei Made in Italy“.

C’è poi la richiesta, sempre da parte del sindacato, dell’assunzione “a tempo indeterminato su tutti i posti disponibili e ripristino del ‘doppio canale’ per eliminare il precariato. Più di 200.000 docenti e Ata da decenni vivono nell’instabilità cronica, privi di continuità didattica e di tutele, il che danneggia la qualità dell’insegnamento e la continuità educativa. Occorre assumere ‘in ruolo’ su tutti i posti vacanti e disponibili in organico, con procedure trasparenti”.

I Cobas lamentano poi “la frammentazione degli insegnanti in ruoli e contratti differenziati”, che avrebbe “creato disuguaglianze ingiustificate”.

Il sindacato di base ritiene che “il ruolo unico docente, dall’Infanzia alla scuola secondaria di secondo grado” garantirebbe di “riconoscere la natura unitaria della funzione docente. L’insegnamento, pur con le sue specificità, è fondato sulla medesima finalità educativa e formativa: dunque, con il ruolo unico, verrebbero superate le disparità contrattuali e di carriera”.

I due giorni di protesta sono stati proclamati dai Cobas anche contro le “Indicazioni Nazionali 2025”, considerate “fortemente ideologiche, intrise di nazionalismo e retorica, che usano la ‘valorizzazione dei talenti’ per una selezione classista, per costruire l’egemonia politico-culturale della destra con l’ossessione identitaria e occidentalista, soprattutto nell’insegnamento della Storia, e con l’autoritarismo che le attraversa e che vieta (o limita) la didattica su sessualità ed affettività anche alle medie e alle superiori”.

Infine, i Cobas dicono “no anche all’Autonomia differenziata“, perchè non garantirebbe “i servizi essenziali e i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale”: un modello che, sempre per il sindacato, “frammenta scuola e sanità creando disuguaglianze nell’offerta formativa, nei diritti sociali, in particolare nei diritti all’istruzione e alla salute della popolazione”.

Lo stop dal lavoro per i due giorni è stato proclamato dal sindacato di base, per l’intera Area Istruzione e Ricerca, assieme a Cobas Scuola Sardegna, con adesione della Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali e del Sindacato sociale di base, Usb PI e scuola. Solo per il 6 maggio, è inoltre previsto uno “sciopero breve” proclamato da Cub Sur e Sgb per il personale docente. Infine, solo per l’intera giornata del 7 maggio 2026, lo stop dal lavoro è stato proclamato da Cub Sur, Sgb e Flc-Cgil per il personale Dirigente, docente ed ATA degli Istituti tecnici.

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