Romano Luperini è morto: addio al noto scrittore e critico letterario, autore di molte antologie studiate da generazioni di liceali. A dare la notizia oggi, 11 aprile, la redazione di La Letteratura e Noi, blog letterario da lui diretto. Aveva 86 anni.
“Da oggi il nostro direttore Romano Luperini non è più con noi. Il nostro dolore è profondo. Il nostro pensiero va immediatamente ai suoi cari, cui ci stringiamo. Maestro, compagno di strada, amico, in questi anni Romano Luperini ha guidato il nostro blog e la nostra piccola comunità con autorevolezza sempre discreta. Il bilancio di quanto abbia lasciato al mondo della critica letteraria e a quello della scuola italiana sarà enorme. Vi contribuiremo anche noi, quando il tempo del lutto e del silenzio sarà passato. Grazie per tutto quello che hai fatto e rappresentato per noi”, questo il messaggio della redazione.
Luperini, nel 2017, ha concesso alla Tecnica della Scuola una breve intervista in cui ha parlato del ruolo della scuola e dei docenti.
“Mi rendo conto che la funzione docente è in questi nostri tempi fortemente indebolita, ma non è sostituibile da internet o da altre forme neutrali di trasmissione. Insegnare vuole dire non solo comunicare nozioni, ma anche trasmettere emozioni, esperienze, passioni, comporta investimenti sulle persone, processi psicologici complessi.
Io ricordo perfettamente la voce e il volto di alcuni miei insegnanti alle medie e al liceo, e molto di quello che ho imparato allora mi risuona ancora dentro attraverso la loro voce, il loro tono, il loro modo di vivere la materia. Se si toglie questo aspetto, si toglie all’insegnamento quasi tutto. Le note e la parafrasi danno informazioni necessarie alla interpretazione del testo; ma non sono sufficienti”, questo uno stralcio del suo discorso.
Ecco una sua lettera agli insegnanti di qualche anno fa:
“Cari insegnanti,
mi rivolgo a voi in un momento difficile per la società italiana e per la scuola. È in corso un tentativo di imporre contenuti assurdi e impropri (Dante come fondatore della cultura di destra nel nostro paese), di subordinare sempre più la scuola alle leggi del mercato e ai bisogni della economia e anche di dividere gli insegnanti attraverso gabbie salariali che porterebbero a un conflitto fra docenti meridionali e settentrionali. Divide et impera. Si sta assistendo insomma a un vero a proprio attacco alla scuola pubblica e alla sua funzione formativa.
Cari insegnanti, la Costituzione vi chiede di formare dei cittadini, non dei consumatori o dei produttori. Voi entrate ogni giorno in aula per insegnare la letteratura e insieme la democrazia. Dovete preparare i giovani a leggere e a commentare un testo letterario; e ciò comporta anzitutto studiarlo oggettivamente nella sua autonomia rispetto al lettore, considerarlo nelle sue componenti storicoculturali e letterarie, linguistiche e stilistiche; ma poi dovete anche sollecitarne l’interpretazione, che comporta invece la partecipazione del lettore, chiamato a esprimere il significato per noi di un testo. Non solo e non tanto il significato per me, ma potenzialmente un significato per la intera comunità dei lettori. Lo studio della letteratura insomma è anche educazione civile, insegnamento di democrazia: a tutti è data la possibilità di parlare liberamente e di interpretare un testo, ma prima ognuno deve sapere ciò di cui si parla, conoscere l’argomento su cui prende la parola. La classe come ‘comunità ermeneutica’ presuppone questa partecipazione collettiva interpretante e questa scuola democratica.
Per annullare o ridurre questa funzione democratica sempre più si tende a trasformarvi in tecnici dell’insegnamento, in impiegati che hanno smarrito o devono comunque smarrire la funzione intellettuale di interpreti di testi e di mediatori culturali. È un vero e proprio declassamento non solo del vostro ruolo, ma della cultura e della stessa letteratura.
Cari insegnanti, ho dedicato la mia vita in gran parte alla scuola. E se mi rivolgo a voi, è anche per un impegno con voi condiviso e durato alcuni decenni e in nome di questa lunga lotta comune. Esistono ancora degli spazi di libertà, sempre più marginali, è vero, ma esistono. Cerchiamo di riempirli di contenuti di senso. Facciamo in modo che ogni lettura in classe di un testo letterario divenga una occasione per restare fedeli al compito che la Costituzione repubblicana ci assegna”.
Come ricorda La Gazzetta del Mezzogiorno, il suo nome era comunemente associato ad uno dei manuali più utilizzati nell’insegnamento della letteratura italiana, “La scrittura e l’interpretazione. Storia e antologia della letteratura italiana nel quadro della civiltà europea”, scritto insieme a Pietro Cataldi e Lidia Marchiani.
Uscito per la prima volta nel 1996, è stato pubblicato in varie edizioni pensate per diversi tipi di ordinamento scolastico e utenze differenziate (“blu”, “rossa”, “arancione”, “gialla”, “verde”), nel triennio della scuola secondaria di secondo grado oltre che per studenti universitari e dottorandi di ricerca.
Luperini ha insegnato letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Siena ed è stato professore aggiunto all’Università di Toronto. Ha diretto riviste (Allegoria, Moderna, Chichibio) e collane di letteratura e di critica letteraria. Autore di numerosi saggi di critica letteraria e di teoria della letteratura, si è occupato in prevalenza della stagione storico-letteraria compresa fra il Naturalismo e l’Avanguardia, con particolare attenzione a Verga.
Era studioso della poesia del Novecento (Montale e Fortini), e delle questioni epistemologiche e retoriche legate al problema dell’allegoria. Ha scritto i romanzi I salici sono piante acquatiche, L’età estrema, L’uso della vita.