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Salute e scuola: falsi miti, stress da lavoro correlato e i conflitti d’interesse

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Viene subito alla mente il famoso adagio che recita: “La via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Ma vediamo di spiegarci meglio per punti.

  1. L’art. 28 del D.L. 81/2008 richiede la valutazione del rischio di SLC (stress lavoro correlato) per le cosiddette helping profession, tenendo conto anche dell’età e del genere del lavoratore (82% docenti donne). Nel caso degli insegnanti, il rischio di SLC è comprovato da migliaia di pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali. In altre parole non occorre andarlo a dimostrare nuovamente, così come non è necessario provare che un minatore è a rischio di silicosi: si attuano invero da subito tutte le misure indispensabili a prevenire la malattia.
  2. Circa i questionari di rilevazione sinora adottati nelle scuole, possiamo serenamente affermare che nessuno è validato scientificamente e spesso non sono adattati per la popolazione docente. Più volte ho ricordato, ad esempio, come quello messo a disposizione dall’Ispesl, e adottato acriticamente in più istituti, chiedeva al docente se si trovava a suo agio con l’uso del muletto e con le  turnazioni notturne). La rilevazione mediante questionari ha pertanto il solo obiettivo di sciacquare la coscienza del dirigente che ritiene di aver così adempiuto il suo dovere. Bene ha fatto il responsabile della Sicurezza dell’USR Veneto a parlare recentemente nel convegno di Treviso (17/4/2015) di “questionari maldestri che rischiano di diventare un puro esercizio di stile”.
  3. Per comprendere appieno la questione, dobbiamo chiederci le finalità che si intendono perseguire con il questionario. L’obiettivo primo è quello di stabilire se i docenti si trovano sotto la soglia del rischio di SLC o sopra alla stessa. Nel primo caso, il datore di lavoro non deve attuare alcuna misura specifica di prevenzione, mentre nel secondo dovrebbe attivare misure complesse, impiegando risorse economiche ad hoc di cui peraltro non dispone. Bene ricordare a tal proposito che il DL 81/08 non è stato assurdamente finanziato dalle istituzioni con un solo euro. Lascio immaginare al lettore quanti sono gli istituti scolastici che, avendo effettuato la valutazione del rischio di SLC, sono risultati essere nella fascia a rischio. Personalmente non ne conosco nessuno: dato che fortemente contrasta con le preoccupanti risultanze degli innumerevoli studi della bibliografia mondiale sul tema.
  4. Oltre alla questione economica vi è poi quella relativa al controllo e alle sanzioni per le scuole inadempienti. Sono trascorsi oltre quattro anni da quando fu istituito l’obbligo di attuare la prevenzione dal rischio di SLC nelle scuole (1° gennaio 2011), pur tuttavia non è mai giunta notizia, da parte del MIUR, di chi debba attuare i controlli in materia di prevenzione e soprattutto di come debba farli. Un sistema di facciata che va bene al Ministero (che non ha finora fornito risorse ad hoc) e ai dirigenti scolastici (che non vengono controllati, né sanzionati). Sistema che però lascia totalmente insoluto il vero problema: la tutela della precaria salute degli insegnanti.
  5. C’è poi un quinto punto: il conflitto d’interessi per il dirigente scolastico. Vediamo perché. Ipotizziamo di avere due scuole identiche in tutto e per tutto: nella prima i questionari di valutazione adottati rivelano che il rischio di SLC è sopra soglia, mentre nella seconda è abbondantemente sotto. Se tra i parametri di valutazione del preside vi è anche quello relativo al livello di rischio di SLC, la convenienza a “rilevare serenità” in ambiente lavorativo è garantita. Vi è dunque un alto rischio di “bias” (termine che in medicina indica l’aggiustamento o la manipolazione dei dati in uno studio scientifico), se non addirittura di un taroccamento dei questionari al fine di pervenire a risultati “soddisfacenti”.
  6. L’ultimo punto dovrebbe in realtà essere il primo. Molto spesso il RSPP è un esterno che ha la qualifica di ingegnere. Il perché è presto detto: nessuno meglio di un ingegnere può occuparsi del servizio antincendio e della stabilità dell’edificio. Ma cosa ne sappia un ingegnere di SLC degli insegnanti non è dato sapere. Ho pertanto ricevuto una telefonata dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri di una provincia della Calabria (ma perché di tutta Italia ha chiamato solo lui?) dicendomi che molti ingegneri sono RSPP nelle scuole e necessitano di formazione sul burnout dei docenti. Non se ne è fatto nulla finora per il solito problema: mancano i fondi per fare ciò.

Per quanto tempo ancora la “Buona Scuola” italiana potrà fare finta di nulla non ci è dato sapere. Quali sono allora i comportamenti e gli accorgimenti da tenere per un efficace intervento di prevenzione dello SLC?

  • Saltare a piè pari la valutazione con l’uso di questionari non adattati e non validati.
  • Fidarsi appieno degli studi nazionali e internazionali che ritengono la categoria professionale degli insegnanti ad alto rischio di SLC in quanto appartenenti alle helping profession.
  • Informare il corpo docente dei rischi professionali (soprattutto psichiatrici e oncologici) per la loro salute e possibilmente fornire loro un supporto di orientamento medico
  • Attivare un gruppo di docenti per il tutoraggio in materia di burnout e per la raccolta degli eventi sentinella nella scuola (assenze e trasferimento docenti, contenziosi legali con docenti e utenza, abbandoni studenti, adesione a screening oncologici etc).
  • Approfondire le incombenze medico legali del dirigente scolastico e chiedere per lo stesso un’adeguata formazione in proposito all’USR. Si ricorda che il D.M. 382/98 prevedeva proprio questo compito per le Istituzioni scolastiche regionali che risultano avere un ritardo di gran lunga superiore a tre lustri.

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